OROTONO & DINTORNI

 

di Gino Mazzanobile©-2018

Indipendentemente dalla loro qualità, le stampe fotografiche tradizionali mancano sempre di profondità e trasparenza, o più precisamente mancano della luce scintillante che ci colpisce alla vista dei ciottoli immersi nei torrenti limpidi delle foreste quando il cielo azzurro e il fogliame verde sono stati assorbiti dall' acqua; Tuttavia, questi stessi ciottoli scintillanti, una volta usciti dall' onda e seccati, ci sembrano spenti e insignificanti. Le stampe fotografiche tradizionali sono altrettanto opache rispetto agli orotoni che trattengono tutta la luce e sono vivaci e scintillanti quanto una pietra preziosa

Edward Sheriff Curtis

Cattura Curtis

Edward Sheriff Curtis (Whitewater, 16 febbraio 1868 – Los Angeles, 19 ottobre 1952) è stato un esploratore, etnologo e fotografo statunitense. Ha legato il suo nome allo studio dell'epopea del Far West e dei nativi americani, popolo del quale è stato un profondo conoscitore e studioso.

Mise la sua macchina fotografica al servizio di quello che si rivelerà lo scopo primario della sua esistenza: fotografare - tanto in senso etimologico quanto filosofico - i volti e le situazioni che segnavano la forzata decadenza dei nativi americani appartenenti alle ottanta tribù ancora esistenti fra la fine dell'Ottocento e gli albori del XX secolo.
Il suo scopo essenziale fu quello di documentare nella maniera più ampia, servendosi non solo della fotografia, gli usi e i costumi in via di estinzione del popolo degli indiani d'America. (Wikipedia)

Presentare il processo storico fotografico -  “Goldtone - Orotono” - che all’apparenza parrebbe molto semplice ma che in realtà è problematico eseguire, incredibilmente intricato e difficile da controllare messo a punto dal fotografo Curtis pioniere e documentarista della vita dei nativi americani; si consideri che solo il 15% dei Goldtones prodotti sono considerati impeccabili su oltre 65.000 scatti eseguiti è una bella scommessa.

Il processo utilizzato dal fotografo Curtis è stato creato prendendo una lastra trasparente di vetro ottico e diffondendo un'emulsione fotografica liquida e asciutta sulla superficie della lastra, quindi proiettando un negativo sul vetro così trattato, creava un'immagine positiva molto singolare.
Praticamente l'emulsione è sospesa e sostenuta dal vetro, piuttosto che dalla carta; questo crea una varietà di limitazioni e difficoltà. L'emulsione ad esempio poteva essere troppo scura o troppo leggera, le imperfezioni erano caratteristiche sui rivestimenti di emulsione a pori difficili da controllare, le impronte digitali erano spesso evidenti sull'emulsione e la lista può diventare infinita.

Tuttavia non occorrono macchine complesse e voluminose per tentare un approccio; chi già padroneggia la camera oscura e utilizza per le riprese fotocamere medio formato, folding o banchi ottici, può sperimentare direttamente così per come accennato.
Utilizzando lastre di vetro chiaro quale supporto al posto della carta da stampa, andranno proiettati in - “camera oscura“ – in luce inattinica, dei classici negativi sui vetri precedentemente trattati per colatura o spennellamento con emulsioni fotografiche bianconero.

La chimica è quella tradizionale utilizzata per le stampe su carta: prevede una fase di sviluppo, arresto, fissaggio e lavaggio finale, la temperatura di lavorazione della chimica sarà mantenuta a 18° gradi per evitare lo scollamento dell’emulsione dal vetro che andrà posto sul marginatore fotografico a faccia in giù ben saldo al piano di proiezione, usufruendo i bordi del marginatore; un foglio bianco per una corretta messa a fuoco prima dell’esposizione definitiva è operazione indispensabile.

Una volta asciutta la lastra sarà verniciata dal lato dell’emulsione (quello della gelatina) per intenderci, con un mix a base di rame e ottone, oppure facendo aderire carte già colorate reperibili in negozi di belle arti. La tradizione di tale procedimento riporta che Curtis, dopo infiniti tentativi, pare abbia mescolato una combinazione di oli di banana e polveri abbronzanti per creare un effetto Goldtone, e quindi diffondere questa miscela sull'emulsione essiccata.

Quando viene visualizzata accanto a una stampa tradizionale su carta, la stampa Goldtone ha una qualità tridimensionale che trascende la normale percezione di una fotografia, una qualità veramente eccelsa con un'aura ineguagliata da qualsiasi altro processo fotografico.

Un’altra variante al processo consiste nello scansionare digitalmente un classico negativo e stampare lo stesso in positivo su fogli di acetato dopo avere apportato se del caso, le correzioni tonali necessarie.
La stampa così ottenuta andrà verniciata con colori acrilici miscelati in modo tale da intonare un risultato “dorato” e iridiscente. Una bella avventura che sicuramente sarà amata da chi è già abituato a spuntinare le proprie stampe fotografiche. Il colore difatti è distribuito sul lato di stampa dell’acetato con pennelli adatti a piccoli tratti o punti, (ognuno sceglierà la tecnica più consona) avendo cura in fase di stesura di non lasciare nè strisce né agglomerati di colore poco estetici sull’immagine. Lavoro paziente e certosino.  

La qualità delle immagini presentate è bel lontana dagli originali prodotti, anche se in fase di scansione sono state apportate leggere mascherature per abbassare di poco il famoso luccichio aureo accennato.

   

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