ZONE PLATE : "Luce diffratta"
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Testo e fotografie : Gino Mazzanobile
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Continua il nostro viaggio a ritroso nel
tempo alla scoperta di come “catturare
la luce” in maniera non convenzionale.
Da qualche tempo, noi che amiamo
confrontarci con il passato,
riproponendo antiche tecniche di
ripresa, non temendo in alcun modo di
andare controcorrente, divertendoci
perfino nella costruzione e
realizzazione di macchine fotografiche
retrò,abbiamo sfruttato il nostro
naturale interesse nella sperimentazione
realizzando perfino ottiche fatte
d’aria, (pinhole); e prendendo spunto da
queste ultime, non potevamo esimerci nel
confrontarci e collaudare un nuovo
progetto traendo spunto proprio da uno ‘ strettoparente
del foro stenopeico’:
lo “zoneplates”. |
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A differenza del foro stenopeico,
piccolissimo foro dalla grandezza di
qualche decimo di millimetro, dove la
luce riflette durante la creazione di
un'immagine sul materiale fotosensibile,
lo zoneplates è formato viceversa in una
serie “programmabile” di anelli
concentrici alternati, opachi e
trasparenti, da usarsi come obiettivo.
La luce che attraversa questi cerchi
concentrici alternati di diverso colore
bianco/nero, subisce nel suo percorso,
un processo chiamato diffrazione che è
un fenomeno fisico associato alla
deviazione della traiettoria
dei raggi di luce e delle onde sonore,
così come formulato dalle teorie dei
Fisici
Huygens
e
Fresnel.
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Difatti, fotografando con lo zoneplates,
abbiamo osservato con grande attenzione,
che l’effetto prodotto dalla diffrazione
della luce, può essere applicato tanto
nel ritratto creativo, quanto nella
ripresa di fotografia paesaggistica o in
tutti quei casi dove la nostra
creatività vuole spingersi oltre.
Consideravamo che sarebbe stato più
semplice e meno complicato produrre
immagini che si sarebbero comunque
ottenute impiegando un comunissimo
filtro “flou”montato su ottica
tradizionale, sebbene, noi che amiamo
sperimentare realizzando in proprio i
nostri manufatti, abbiamo preferito
lambiccarci il cervello pur di riuscire
nell’intento.
REALIZZAZIONE ZONE PLATES
Nel corso dei vari test di messa a punto
di questo nuovo metodo, abbiamo notato
che per accentuare o diminuire
quell’effetto di ‘luce morbida’
unitamente ad un effetto tipo “bagliore”
con qualche accenno “all’infrarosso” che
è presente su ogni immagine, le
dimensioni e il numero degli anelli
concentrici chiari e scuri che
compongono le nostre inusuali ottiche
zoneplates, devono essere calcolati a
priori e devono corrispondere ad una
determinata ‘lunghezza focale’ nel
nostro caso abbiamo scelto “f/64”.
Così cercando sul web, tramite il
calcolatore consultabile al link:
http://www.mrpinhole.com/zp.php,
abbiamo inserito i dati per la
concretizzazione reale dei nostri piatti
di zona (zoneplates).
Ecco
cosa abbiamo fatto:
In breve tempo, abbiamo fotografato con
macchina fotografica Nikon F90 e ottica
da 50mm.montata su cavalletto, ad una
distanza di 130cm., i disegni resi dal
calcolatore, (le
immagini dei cerchi concentrici),
illuminati con luce soffusa ed omogenea
su parete a sfondo bianco, ingranditi a
25 x rispetto alle dimensioni normali, e
riprodotti con stampante HP PHOTSMART
D7160 impostata alla massima
risoluzione. |
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Per la ripresa fotografica dei cerchi
concentrici (zoneplates), abbiamo
impiegato la validissima Ilford HP5 PLUS
400 iso sviluppata in HC-110 diluizione
B per 6 minuti al fine di ottenere un
contrasto leggermente più elevato
unitamente ad una migliore incisione
delle immagini riprese.
Come per incanto, a sviluppo ultimato,
abbiamo ottenuto su un’unica striscia di
pellicola fotografica, che abbiamo
tagliato in tanti fotogrammi, i nostri
zoneplates con focali che vanno da 50mm
a 300mm.
Da qui in avanti, è iniziata la sfida
nel riuscire ad ottenere quella
“morbidezza” nelle immagini che
proponiamo, realizzate tuttavia con
fotocamera folding a soffietto di nostra
produzione accessoriata per questo tipo
di riprese con pellicole Fuji a
sviluppo immediato.
Al fine di non brancolare nel buio per i
primi esperimenti, abbiamo contattato la
Ditta Zero Image Co. di Hong Kong nella
persona del Sig.Zernike Au che produce
zoneplates, chiedendo a quale distanza
posizionare gli zoneplates su fotocamera
folding e come calcolare di conseguenza
il giusto tempo di esposizione
utilizzando per la rilevazione un
esposimetro esterno.
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La risposta molto evasiva da parte del
Sig.Zernike Au, si traduce
esclusivamente
nell’attenersi alla focale f/64
riportata sui loro zoneplates, (guarda
caso come i nostri), peraltro venduti
alla “modica” si fa per dire, cifra di
$80,00, e agire di conseguenza,
tradotto:
bisogna necessariamente effettuare
tante prove esposimeriche al fine di
ottenere le famose coppie
tempo/diaframma.
Comprenderete benissimo, che con questi
dati, praticamente fantasiosi, riuscire
ad ottenere immagini corrette al di là
dell’effetto flou ricercato, è da pazzi.
Il trucco comunque c’è ma non si
vede…anzi non lo si dice.
Calcolo del fattore di posa: esposizione
Tentiamo di spiegarvi
come siamo riusciti nell’impresa:
E’ noto che: “la
quantità di luce per unità di superficie
che giunge alla pellicola decresce
proporzionalmente al crescere
dell’ingrandimento e viceversa (ottica
geometrica)”.
Semplificando, man mano si allontana
l’obiettivo dal piano focale per
riprendere soggetti vicini, o lo si
avvicina al piano focale per riprendere
soggetti lontani, la quantità di luce
per unità di superficie diminuisce o
aumenta e i valori rilevati con
l’esposimetro esterno non sono più
validi.
Riportiamo qui di seguito, l’esperimento
già presentato in occasione della
pubblicazione dell’articolo “Vince
sempre il B.A.N.CO” nel Marzo del 2007.
Anche se il sistema sembrerebbe
‘empirico’ è viceversa validissimo per
la determinazione del calcolo del
fattore di posa; ecco come agire con la
seguente procedura:
· Si
mette a fuoco virtualmente il soggetto;
· Con un righello si
misura l’allungamento del soffietto,
considerandolo come valore di diaframma;
· Si considera la
lunghezza focale dell’obiettivo in
centimetri;
· Si calcola quanti sono
i diaframmi di differenza rilevati;
Atto pratico :
dopo aver
messo a fuoco “virtualmente”,(in quanto
non abbiamo il vetro smerigliato) un
soggetto, notiamo che il tiraggio del
soffietto è pari a 30cm.
Consideriamo questo valore come
f/32.
Se ad esempio utilizziamo la nostra
ottica zone plates f/64, con focale da
300mm.,(30cm), che paragoniamo a f/32,
il diaframma che separa f/64 da f/32 è
due.
90 –
64
– 45
–
32 – 22
– 16 – 11 – 8 5.6 -4.0 -2.8 -2.0 -1.4 -1
Per ottenere una corretta esposizione,
‘diminuiremo’ semplicemente il tempo di
otturazione di due valori di diaframma:
da f/64 nominali a f/32 reali.
Nell’esempio sopracitato, se per f/64
esposimetro alla mano, il tempo di posa
risulta essere di 2’’secondi, a
dimostrazione di quanto formulato, per
ottenere una corretta esposizione, il
nostro nuovo tempo di esposizione sarà
di ½ secondo su f/32 ,
cioè sono inversamente proporzionali.
Semplice, no?
Come si fotografa
Abbiamo condotto i nostri esperimenti
con fotocamera folding assicurata ad un
robusto cavalletto e accessoriata con
portapellicole Polaroid nel formato 8,5
x 10,8.
Consigliamo di effettuare le riprese in
giornate ben illuminate…. meglio con il
sole, e mai in controluce.
Fotografare a mano libera con l’ingombro
del soffietto unitamente ai prolungati
tempi di ripresa risulta alquanto
inattuabile.
Le inquadrature, sono state realizzate
“ad occhio” con fotocamera in bolla,
cavetto di scatto flessibile alla mano
ed esposimetro esterno Lunasix per la
rilevazione del tempo di posa.
La messa a fuoco trattandosi di
iperfocale non è un problema, crediamo
che l'unica limitazione sia per le
riprese ravvicinate, in tal caso vanno
considerate le distanze minime indicate
dall’ Hyperfocal Calculator presente in
rete e consultabile al link:
http://pinhole.stanford.edu/Hcalc.htm.
Dalla distanza minima in poi il discorso
è simile allo stenopeico, comunque
avendo a che fare con diaframmi così
chiusi, profondità di campo ce n'è a
iosa.
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Distanza Iperfocale e profondità di
campo
Che cosa sono? Sono due distanze
strettamente connesse tra loro.
A rigor di termini un obiettivo non può
mettere a fuoco contemporaneamente
oggetti a distanze diverse. Una volta
messo a fuoco un oggetto ad una certa
distanza, tutti gli altri oggetti al di
qua ed al di là dell'oggetto a fuoco
saranno più o meno "sfocati". Tuttavia
entro certi limiti l'occhio ne accetta
l'immagine come nitida. La zona entro la
quale, per certe condizioni di ripresa,
gli oggetti vengono riprodotti come
accettabilmente nitidi, sichiama
profondità di campo.
Realizzazione del supporto zoneplates
Passiamo adesso alla descrizione per
realizzare una piastra in metallo (o di
altro
materiale-legno), che abbiamo montato
direttamente su una fotocamera folding
di nostra produzione che utilizza il
formato Polaroid grazie al quale, pochi
minuti dopo lo ripresa, abbiamo avuto la
possibilità di osservare, l’immagine
ottenuta in tutto il suo ‘splendore’.
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A proposito di pellicole istantanee c’è
da fare una precisazione: la pellicola
che abbiamo usato per i nostri
esperimenti “zoneplates” è istantanea.
Si tratta della
“Fujifilm FP-100C seta”
colori, é una pellicola istantanea
professionale nel processo di divisione
di immagini. Essa si distingue per
l´ottima qualitá d´immagine e per la
riproduzione ottima dei colori con uso
normale,è ben equilibrata per i colori
alla luce del giorno e si presta
benissimo anche per le riprese in luce
diurna con flash elettronico.
Caratteristiche
- Qualitá di immagine molto buona e
riproduzione dei colori molto buona.
Sottigliezza eccezionale della grana ed
una ricca gradazione.
Da tecnici
- Sensibilitá: luce del sole ISO 100.
- Materiale della superficie:
seta/opaco.
- Tempo di elaborazione: 10°C: 270 sec.,
15°C: 180 sec., 20°C: 120 sec., 25°C: 90
sec., 30C°: 75 sec.
- Fotografie: 10 per pellicola.
- Misure:
pellicola 88x134x18 mm, foto 85x108 mm,
campo d´immagine 73x95 mm.
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Per realizzare il supporto - reggi zoneplates-, abbiamo preferito usare un
legno morbido pino o abete, in quanto il
filetto interno dell’otturatore si
presta benissimo a “maschiare”il
supporto ricavato in legno senza
tuttavia rovinarsi. Servendoci del
tornio, di carta abrasiva sottile, e di
infinita pazienza, ecco il manufatto
bello e pronto particolarmente adatto al
nostro scopo.
Dentro la base concava fresata a dovere,
è stato praticato un foro da 8 mm nella
quale abbiamo adagiato la nostra
“piastra di zona”un pezzetto di
pellicola di 1cm x 1cm, con la parte
dove ha agito lo sviluppo chimico
rivolta verso il materiale fotosensibile
che abbiamo impressionato.
A chiusura dello ‘zoneplates’ per una
perfetta planarità,abbiamo applicato con
una leggera pressione un anello in
teflon forato anch’esso. Sia il supporto
che il disco in teflon, sono stati
pitturati di nero opaco con colore
acrilico ad acqua per limitare al minimo
riflessi e baffi di luce sempre in
agguato.
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Per l’esperimento che presentiamo,
abbiamo utilizzato l’ottica Graphex da
135mm f/4.7 che vedete in foto, alla
quale avevamo precedentemente rimosso le
lenti anteriori e posteriori. In tal
senso, abbiamo unicamente trafficato con
l’otturatore grazie al quale, in tutta
comodità, siamo intervenuti
semplicemente impostando il tempo di
posa che per questo genere d’immagini
può variare da qualche secondo fino a
1/8 – ¼ di secondo.
A conclusione dell’articolo abbiamo
voluto ancora una volta intenzionalmente
suscitare entusiasmo per la fotografia e
la sua arte in termine di espressione
personale.
Diceva il grande Maestro A.Adams:
“La soddisfazione più
grande deriva dalla realizzazione del
vostro potenziale individuale, intuendo
qualcosa sul vostro cammino ed
esprimendolo attraverso un’adeguata percezione
dei vostri strumenti. Traete beneficio
da ogni cosa; non siate dominati da
nulla salvo che dalle vostre
convinzioni.
Un miracolo di
elettronica e di ottica , da solo , non
crea proprio nulla.”
Buoni Zoneplates a tutti.
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Per informazioni:
fotografo@alice.it
Clicca sulla slide per avviare
la presentazione
© Gino Mazzanobile 2006-2010
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