Alla faccia del digitale
5"x7" = tredicidiciotto
Il buco panoramico
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© Gino Mazzanobile 2006-2009

 

5"x7" =Tredicidiciotto


 

 

                   CALCOLO PER TROVARE LA GIUSTA FOCALE

Sappiamo che ad un obiettivo grandangolare da 24mm per il piccolo formato corrisponde nel formato 4x5”, una focale di circa 90mm.
Supponiamo che il formato di pellicola come nel nostro caso è 5x7”( pollici ) quindi 13/18, basterà elevare al quadrato il 5 ed il 7.
Dalla somma dei quadrati che è 74, si calcolerà la radice quadrata, ed il risultato 8,6 si moltiplicherà per 25 .mm che è approssimativamente la misura di un pollice.
25+49)=74
Radice quadrata di 74= 8,6x 2,5= 215.
Un obiettivo da 480 mm nel formato 24x36 è già un tele spinto, ma nel grande formato è considerato un moderato teleobiettivo.

MOVIMENTI DELLA FOTOCAMERA

Sia con il banco ottico che con la folding - per non decentrare il dorso porta pellicola -, siamo liberi dalla schiavitù del 35mm, dove l’obiettivo è fisso rispetto al piano della pellicola stessa. Infatti, con il grande formato, sia il piano porta ottica che il dorso - nel caso del banco ottico -, si muovono in direzioni diverse. Le due parti sono libere e si possono spostare in tutte le direzioni e pur rimanendo in posizione parallela, ogni parte può ruotare avanti e indietro lungo il proprio asse, sia in orizzontale che in verticale.

A titolo informativo riportiamo di seguito alcuni movimenti eseguibili con il grande formato:

assetto standard..

decentramento verticale in alto e in basso piastra porta ottica.

decentramento del dorso (solo nel banco ottico).

basculaggio orizzontale del dorso.

basculaggio verticale del dorso.

basculaggio orizzontale dell’obiettivo.

basculaggio verticale dell’obiettivo.

COSTRUZIONE STANDARDE

Rifacendoci alle vecchie realizzazioni d’epoca, riteniamo che il legno è il materiale più adatto per la costruzione delle standarde e nel caso specifico, abbiamo usato un comune compensato marino.
L’alluminio si è prestato benissimo nella realizzazione dei leveraggi e scorrimenti di cui la struttura necessita.

La misura della standarda anteriore è cm 13 per 11 per 3.
Nei punti medi dei lati verticali – come da fotografia -, attraverso appositi fori, si sono collegati i meccanismi in alluminio che permettono la mobilità della stessa.


Forata poi la piastra porta ottica, della misura uguale all’obiettivo, s’incolla alla standarda appena descritta.

Per la costruzione della standarda posteriore, di dimensione cm 25 per 19 per 3, abbiamo eseguito le operazioni d’incollatura avendo cura di facilitare con semplici giochi, dei piccoli movimenti di basculaggio.

Al fine poi di avere tutto in asse nel senso della larghezza, adagiata alla standarda posteriore, una cornice mobile conterrà l’intelaiatura del vetro smerigliato e il porta chassis per la pellicola. Inquadrato il soggetto da riprendere sul vetro smerigliato e ottenuta la necessaria messa a fuoco, basterà far scorrere tale sistema ed al posto del vetro smerigliato collimerà perfettamente lo chassis porta pellicola .


COME SI FOTOGRAFA

Fotografare a mano libera è impensabile, soprattutto per il peso, l’ingombro, il tempo d’otturazione e il diaframma, che per questo tipo di riprese normalmente ha valori piuttosto chiusi.

La nostra fotocamera, tenuta in bolla, deve essere fissata al treppiede . Si lascia quindi aperto l’otturatore e l’obiettivo, in modo che la luce che lo attraversa sia convogliata dentro il soffietto che a sua volta, la proietta sul vetro smerigliato e crea un’immagine capovolta e dai lati invertiti.

A questo punto chinandoci sotto il famoso panno nero, vedremo l’immagine sulla superficie del vetro e muovendo le due standarde unite dal soffietto, si riuscirà a mettere a fuoco agevolmente fino alla completa nitidezza dell’immagine.

Fatto questo, si chiude l’otturatore e si sceglie l’apertura del diaframma e, avendo anticipatamente caricato al buio lo chassis porta pellicola, lo inseriremo nel dorso della fotocamera al posto del vetro smerigliato. Basterà quindi far scorrere il volè che protegge la pellicola e pigiare il pulsante di scatto. Avremo così ottenuto l’esposizione della pellicola o eventualmente del foglio di carta comune da stampa per i primi esperimenti. Facile no?

Meno facile ma intuibile è la percezione di un controllo totale su ciò che si riprende, tagliando dall’inquadratura le parti superflue. Si registreranno anche gli scarti nei valori tonali dell’immagine. La luce catturata dall’obiettivo sulla pellicola forma un cono luminoso dove l’immagine rotonda, presenta una perdita di nitidezza e di luminosità verso i bordi.


E’ bene sapere che, di questo cerchio luminoso si utilizzerà solo la porzione corrispondente al formato immagine. Dovremo quindi fare uso per il formato ricercato nel nostro caso 13x18, la giusta focale.

L’obiettivo adoperato per ottenere le immagini presenti nell’articolo è un vecchio ma ancor valido “COMPUR 180 mm 4,5 con valore di diaframma minimo f/32.

Lasciamo infine il compito di “parlare” solo a chi osserva le nostre “immagini” in chiave corretta e propositiva - a prescindere quindi dalla tecnica o apparecchiatura fotografica utilizzata -, in quanto solo attraverso tali immagini, si riesce a comunicare ai posteri grandi emozioni, che da sempre la fotografia stessa ha fatto sorgere in ognuno di noi, descrivendo anche minuziosamente attimi e sensazioni vissuti nel passato e dei quali la sua testimonianza ha da sempre reso giusta memoria.

Chi avesse bisogno di delucidazioni ulteriori può; rivolgersi direttamente a Gino Mazzanobile scrivendogli all'indirizzo e-mail: info@ginomazzanobile.it

Pubblicato su "Il fotografo" nel mese di Giugno 2005


 

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