Lo sviluppo del negativo -cenni
E’
questa una delle operazioni fondamentali per chi
vuole avere il pieno controllo delle proprie
immagini dallo scatto iniziale della foto alla
stampa finale della stessa nel formato e con
le tecniche che illustrerò più avanti.
Metodo e precisione sono alla base di
tutto il procedimento al fine di conseguire le tanto
sospirate "matrici".
Il trattamento è molto semplice anche se alcune
operazioni devono essere effettuate al buio pena
l’inutilizzo della pellicola. Anche la temperatura è
fondamentale, i bagni di sviluppo come
vedremo, dovranno essere tarati tutti a
venti gradi,
difatti si potrà incorrere nella reticolatura del
film che è un fenomeno dovuto allo sbalzo termico
subito dalla pellicola durante il suo trattamento o
il lavaggio finale. Ma andiamo con ordine, ecco una
sequenza di azioni in ordine preciso e ripetibili.
• -Una volta estratto
il rocchetto del negativo dalla fotocamera, se
lavoriamo in camera oscura al buio totale, estraiamo
la pellicola dal rullino forzandone il coperchietto.
•
-Introduciamo nella
spirale della tank la coda della pellicola oltre le
due sfere d’acciaio di aggancio pellicola.
•
-Alternando con
movimento rotatorio avanti-indietro, sulle parti
esterne della spirale, la pellicola comincerà ad
avvolgersi all’interno della stessa.
•
-Avvolta tutta la
pellicola nella spirale, eliminiamo la parte finale
coperta dal nastro adesivo. Introduciamo nel foro
centrale della spirale, il cilindretto che serve per
mantenere in posizione la spirale stessa all’interno
della tank. Avvitato il coperchio a tenuta di
luce, tutto è pronto per iniziare lo sviluppo.
A questo punto, tutto il resto delle fasi dello
sviluppo, si eseguiranno alla luce del giorno o
dell’impianto di illuminazione della nostra camera
oscura. E’ consigliabile avere precedentemente
preparato il rivelatore, il
bagno d’arresto e il fissaggio tutti a venti gradi.
Un orologio scandirà il tempo richiesto per ciascun
trattamento cui sottoporremo la pellicola nella
tank.
Dal coperchio della tank
che è un contenitore a tenuta
di luce, una volta sollevato il
tappo, introdurremo gli agenti di sviluppo attraverso un comodo foro.
D’abitudine inizio con un lavaggio della pellicola
con sola acqua a venti
gradi per cinque minuti. Vuotata la tank
dall’acqua, inserisco il rivelatore che avrà il
compito di trasformare gli alogenuri d’argento
dell’emulsione esposti alla luce, in argento
metallico.
Faccio partire l’orologio, da qui ha inizio il vero
e proprio sviluppo. Durante lo sviluppo e per i
minuti necessari, ogni casa dà le indicazioni di
trattamento per i diversi tipi di pellicola, agito
la tank per capovolgimento a intervalli regolari,
circa dieci secondi
ogni minuto,
ricordo che maggiore è l’agitazione più
aumenta il contrasto; solo l’esperienza regola il
risultato che si vuole ottenere.
Trascorsi i minuti necessari di sviluppo, vuoto la tank e
introduco il bagno d’arresto che ha il compito di
bloccare il processo di sviluppo. Successivamente svuotata
la tank dal suo contento la riempio nuovamente introducendo
questa volta l'ultimo bagno chimico il bagno di
fissaggio.
Trascorso il tempo necessario, aperta la tank
inizio il lavaggio vero e proprio della pellicola
in acqua corrente per circa
venti minuti.
Nell’ultimo risciacquo finale, aggiungo poche gocce
di sapone per le mani al fine di far scivolare dalla
pellicola tutta l’acqua e ridurre la formazione di
macchie di calcare, in alternativa l’ultimo
risciacquo può essere effettuato con acqua
distillata. Per l’asciugatura, appendo la pellicola
solitamente con una molletta da bucato, in un luogo
asciutto e possibilmente senza polvere, il locale
bagno che uso di solito per i trattamenti
“umidi”, si
presta benissimo allo scopo.
© Gino Mazzanobile 2006-2010 |