La stampa-cenni
Un buon
negativo è caratterizzato da una ricchezza di toni
completa, che si estendono dalle ombre alle luci. In
stampa con creatività e divertimento, tipicità che
più mi affascinano del trattamento del
bianconero, cerco di tradurre sulla carta le
informazioni contenute sulla pellicola.
Preparata la camera oscura con la
"luce rossa di sicurezza",
che mi consente peraltro di muovermi all’interno del
locale, posiziono sul tavolo di lavoro
l’ingranditore. E’
lo strumento che permette di proiettare e ingrandire
l’immagine sul foglio di carta sensibile. Le
bacinelle con i rispettivi liquidi di
sviluppo, arresto e fissaggio per le copie che andrò
a stampare sono poco distanti dall’ingranditore.
Molto sinteticamente ecco
cosa accade.
Posiziono il negativo, avendo curato la pulizia
dello stesso con un panno antistatico e dell’aria
compressa, dentro il porta negativi
dell’ingranditore e scelgo l’inquadratura alzando o
abbassando la colonna della testa dell’ingranditore
stesso. Aiutato da un
focometro, attraverso il quale ottengo
una messa a fuoco perfetta, inserisco il filtro
rosso di sicurezza. Chiudo il diaframma a f8, e mi
preparo per la realizzazione di un provino. Con il
provino che consiglio vivamente, per non sprecare
inutilmente tanta carta, ottengo una serie di
esposizioni su una parte dell’immagine che reputo
interessante.
Colloco sotto l’ingranditore una striscia di carta
sensibile politenata o
baritata che espongo interamente ad
esempio cinque secondi; poi copro una parte della
striscia con un foglio di cartoncino nero, e espongo
per altri cinque secondi, e via così. Alla fine, la
prima zona esposta avrà ricevuto soli cinque secondi
di esposizione, la seconda di dieci e l’ultima la
somma di tutte le pose successive.
Annoto sempre sul retro della striscia di prova il
tempo, il diaframma, il numero del filtro di
contrasto se uso carta a
contrasto variabile e l’altezza
dell’ingranditore. Inserisco la striscia appena
stampata, nella bacinella dello sviluppo, l’immagine
appare poco alla volta.
E’ un momento veramente magico sempre emozionante.
Utilizzando ad esempio carta a
contrasto variabile politenata, muovo
di tanto in tanto nella bacinella dello sviluppo la
striscia di prova, in circa sessanta secondi
l’immagine è rivelata completamente.
Con carta baritata,
la permanenza della striscia nella bacinella si
aggira a circa tre minuti. Successivamente immergo
la striscia nel bagno d’arresto per pochi secondi e
quindi nel fissaggio; dopo un breve lavaggio, tanto
è un provino, controllo sommariamente una volta
asciutto, sia il tempo di posa che il contrasto.
Voglio ricordare che le stampe una volta asciutte
tendono a scurire. Valutare il contrasto non è
facile, si controlla con le
gradazioni dei filtri. Una buona stampa
deve mostrare, se presenti nell’immagine, neri
profondi, bianchi puliti e una giusta estensione dei
grigi.
Soddisfatto del provino, espongo il foglio di carta
nella sua completezza.
Ma non finisce qui. Per migliorare il contrasto
locale delle stampe, impiego due tecniche
complementari:la”
mascheratura e la bruciatura”.
Tali tecniche si rendono necessarie quando un valore
medio di esposizione non è sufficiente a riprodurre
in modo equilibrato la gamma tonale dell’immagine.
Nel tempo, ho realizzato con del comune filo di
ferro e del cartoncino nero, delle sagome di forma e
grandezza corrispondenti alle aree da bruciare o da
mascherare adattandoli alle mie esigenze.
Un esempio di
mascheratura/bruciatura è facilmente
eseguibile se devo stampare ad esempio un cielo
sovresposto all’atto della ripresa di un paesaggio.
Infatti nella stampa senza interventi, il cielo si
presenterà come una zona bianca e priva di
significato, per aumentarne la leggibilità, effettuo
delle bruciature eseguendo una seconda esposizione
solo sulla parte del cielo, mascherando il resto
della foto che ha raggiunto una corretta
esposizione, quindi opero localmente su ciò che
voglio che appaia in maniera corretta.
Sommariamente occorrono queste procedure per
produrre stampe normali, se poi parliamo di stampe
“fine art” il
lavoro è più complesso e delicato, quello che conta
è la combinazione di più fasi all’interno
dell’intero procedimento che richiedono precisione e
anche una certa dose di abilità che si acquisisce
con il tempo e la perseveranza.
Imparare a vedere è fondamentale, dipende
dall’esperienza e dalla creatività che possiede
ciascuno di noi, posso affermare che per usare il
bianconero e realizzare buone stampe occorre
innanzitutto vedere in bianconero. Certo, in un
mondo dove tutto è a colori che senso ha? E’ una
domanda che mi sono sempre posto ma appassionato
quale sono all’arte fotografica, specialmente del
bianconero, sono entrato da subito nell’ottica di
imparare a sviluppare e
stampare i miei negativi, in quanto la
fotografia è il mezzo che mi consente di raggiungere
un fine, che è quello di ottenere un’immagine che
abbia un senso e uno scopo.
Seguendo le regole citate dai maestri della
fotografia, ben presto chi desidera sperimentare con
tenacia e mente aperta, riuscirà ad ottenere un
negativo tecnicamente perfetto e, se ne avrà
capacità, in camera oscura, dove i riti sono nati
con la fotografia e non sono cambiati nel tempo, lì
dove avviene sempre qualcosa di veramente magico,
potrà stamparlo così com’e o sovvertirlo del tutto.
"La vera magia della fotografia è anche questa".
© Gino Mazzanobile 2006-2010 |