Cenni sulla fotografia
L'esposizione
Lo sviluppo del negativo
La stampa

   

 

© Gino Mazzanobile 2006-2010

 

La stampa-cenni

 

Un buon negativo è caratterizzato da una ricchezza di toni completa, che si estendono dalle ombre alle luci. In stampa con creatività e divertimento, tipicità che più mi affascinano del trattamento del bianconero, cerco di tradurre sulla carta le informazioni contenute sulla pellicola.

Preparata la camera oscura con la "luce rossa di sicurezza", che mi consente peraltro di muovermi all’interno del locale, posiziono sul tavolo di lavoro l’ingranditore. E’ lo strumento che permette di proiettare e ingrandire l’immagine sul foglio di carta sensibile. Le bacinelle con i rispettivi liquidi di sviluppo, arresto e fissaggio per le copie che andrò a stampare sono poco distanti dall’ingranditore.

Molto sinteticamente ecco cosa accade.

Posiziono il negativo, avendo curato la pulizia dello stesso con un panno antistatico e dell’aria compressa, dentro il porta negativi dell’ingranditore e scelgo l’inquadratura alzando o abbassando la colonna della testa dell’ingranditore stesso. Aiutato da un focometro, attraverso il quale ottengo una messa a fuoco perfetta, inserisco il filtro rosso di sicurezza. Chiudo il diaframma a f8, e mi preparo per la realizzazione di un provino. Con il provino che consiglio vivamente, per non sprecare inutilmente tanta carta, ottengo una serie di esposizioni su una parte dell’immagine che reputo interessante.

Colloco sotto l’ingranditore una striscia di carta sensibile politenata o baritata che espongo interamente ad esempio cinque secondi; poi copro una parte della striscia con un foglio di cartoncino nero, e espongo per altri cinque secondi, e via così. Alla fine, la prima zona esposta avrà ricevuto soli cinque secondi di esposizione, la seconda di dieci e l’ultima la somma di tutte le pose successive.

Annoto sempre sul retro della striscia di prova il tempo, il diaframma, il numero del filtro di contrasto se uso carta a contrasto variabile e l’altezza dell’ingranditore. Inserisco la striscia appena stampata, nella bacinella dello sviluppo, l’immagine appare poco alla volta.

E’ un momento veramente magico sempre emozionante. Utilizzando ad esempio carta a contrasto variabile politenata, muovo di tanto in tanto nella bacinella dello sviluppo la striscia di prova, in circa sessanta secondi l’immagine è rivelata completamente.

Con carta baritata, la permanenza della striscia nella bacinella si aggira a circa tre minuti. Successivamente immergo la striscia nel bagno d’arresto per pochi secondi e quindi nel fissaggio; dopo un breve lavaggio, tanto è un provino, controllo sommariamente una volta asciutto, sia il tempo di posa che il contrasto.

Voglio ricordare che le stampe una volta asciutte tendono a scurire. Valutare il contrasto non è facile, si controlla con le gradazioni dei filtri. Una buona stampa deve mostrare, se presenti nell’immagine, neri profondi, bianchi puliti e una giusta estensione dei grigi.

Soddisfatto del provino, espongo il foglio di carta nella sua completezza.

Ma non finisce qui. Per migliorare il contrasto locale delle stampe, impiego due tecniche complementari:la” mascheratura e la bruciatura”.

Tali tecniche si rendono necessarie quando un valore medio di esposizione non è sufficiente a riprodurre in modo equilibrato la gamma tonale dell’immagine. Nel tempo, ho realizzato con del comune filo di ferro e del cartoncino nero, delle sagome di forma e grandezza corrispondenti alle aree da bruciare o da mascherare adattandoli alle mie esigenze.

Un esempio di mascheratura/bruciatura è facilmente eseguibile se devo stampare ad esempio un cielo sovresposto all’atto della ripresa di un paesaggio. Infatti nella stampa senza interventi, il cielo si presenterà come una zona bianca e priva di significato, per aumentarne la leggibilità, effettuo delle bruciature eseguendo una seconda esposizione solo sulla parte del cielo, mascherando il resto della foto che ha raggiunto una corretta esposizione, quindi opero localmente su ciò che voglio che appaia in maniera corretta.

Sommariamente occorrono queste procedure per produrre stampe normali, se poi parliamo di stampe “fine art” il lavoro è più complesso e delicato, quello che conta è la combinazione di più fasi all’interno dell’intero procedimento che richiedono precisione e anche una certa dose di abilità che si acquisisce con il tempo e la perseveranza.

Imparare a vedere è fondamentale, dipende dall’esperienza e dalla creatività che possiede ciascuno di noi, posso affermare che per usare il bianconero e realizzare buone stampe occorre innanzitutto vedere in bianconero. Certo, in un mondo dove tutto è a colori che senso ha? E’ una domanda che mi sono sempre posto ma appassionato quale sono all’arte fotografica, specialmente del bianconero, sono entrato da subito nell’ottica di imparare a sviluppare e stampare i miei negativi, in quanto la fotografia è il mezzo che mi consente di raggiungere un fine, che è quello di ottenere un’immagine che abbia un senso e uno scopo.

Seguendo le regole citate dai maestri della fotografia, ben presto chi desidera sperimentare con tenacia e mente aperta, riuscirà ad ottenere un negativo tecnicamente perfetto e, se ne avrà capacità, in camera oscura, dove i riti sono nati con la fotografia e non sono cambiati nel tempo, lì dove avviene sempre qualcosa di veramente magico, potrà stamparlo così com’e o sovvertirlo del tutto. "La vera magia della fotografia è anche questa".

 

.....UNO SGUARDO ALLA DARK ROOM

 

© Gino Mazzanobile 2006-2010

 

 

 

Home | Profilo | Articoli | Tecniche | Fotocamere | Fotografia | Eventi |Contatti | Links | Sitemap