"Alla faccia del digitale"

COSTRUZIONE FOTOCAMERA A FORO
STENOPEICO
In ferramenta abbiamo anche
acquistato un sottile foglio d’ottone con spessore
di 0,025mm, conosciuto meglio come “carta di
Spagna”, su cui abbiamo praticato con un set di aghi
inglesi, reperibili in qualsiasi merceria, i fori
dal diametro noto.
La prima macchina utilizza solo
pellicola da 120 ed il formato che si ottiene è il
classico 6x6 cm. Il materiale utilizzato per la
costruzione è un ottimo compensato marino, che si
presta benissimo alle lavorazioni, non si scheggia
né tanto meno si deforma. L’otturatore a scorrimento
orizzontale è guidato da due barrette, e una
molletta di ritegno impedisce, l’apertura
accidentale del foro stenopeico.
Il dorso della macchina, accoglie
un comodo orifizio da dove vediamo scorrere sotto
gli occhi i numeri delle pose del negativo,
l’avanzamento della pellicola avviene tramite la
manopola più lunga posta nella parte superiore
accanto ad un’altra che apre e chiude la fotocamera.
Sempre in legno e sul fondo della macchina, abbiamo
realizzato l’attacco per il treppiede, poiché è
davvero impossibile anche in pieno giorno,
fotografare a mano libera.
L’interno della foto-camera è
verniciato di nero opaco e le doppie battute ad
incastro assicurano una perfetta barriera contro
qualsiasi infiltrazione di luce.
Per finire, abbiamo applicato un
sottile foglio di ciliegio su tutte le superfici
esterne delle fotocamere e lucidato il tutto con
cera d’api cremosa, al fine di impreziosire i
modelli e renderli pertanto unici.
La seconda macchina è
sostanzialmente l’evoluzione della prima, cambia
solo la focale che è di 50mm, foro da 0,3 decimi di
millimetro e diaframma f 166. I fotogrammi 6x4,5 –
6x6 – 6x7 – 6x9 si ottengono grazie a fresature che
accolgono alla bisogna paratie per i formati
desiderati.
La terza macchina è stata concepita
per il formato 20x25, foro stenopeico da 0,35mm,
distanza foro pellicola 90mm, f 256 .
Al fine di impressionare almeno due
pellicole o fogli di carta da stampa alla volta,
abbiamo costruito uno chassis, cioè un contenitore a
prova di luce, che scorre guidato nel dorso della
foto-camera. La stessa viene caricata e scaricata
dentro il “changing-bag”, il famoso sacco nero che
rappresenta una vera comodità anche per questo tipo
di operazione.
CAMERA OSCURA : IL NEGATIVO DI CARTA
Questo procedimento chiamato
“negativo calotipico” in omaggio a Talbot, prevede
lo sviluppo della carta b/n, impressionata con la
nostra fotocamera a foro stenopeico, in una camera
oscura seguendo tre procedimenti : sviluppo,
arresto, fissaggio. Il negativo ottenuto avrà i lati
e i toni invertiti e deve essere stampato per
contatto nel seguente modo:
su una superficie piana, si
collocherà il foglio da impressionare sotto e foglio
negativo sopra, emulsione contro emulsione. Una
lastra pesante di vetro assicurerà così il sandwich
ottenuto.
L’operazione va svolta in ambiente
illuminato con luce inattinica.
Si procede poi esponendo i provini
sotto una luce bianca, meglio quella
dell’ingranditore, che consente di regolare i
diaframmi per l’esatto tempo di esposizione. Si
passa poi alle consuete fasi di sviluppo, arresto,
fissaggio e lavaggio della stampa così ottenuta.
Per chi invece non ha la camera
oscura e avrà ripreso con la pellicola, potrà
consegnare la stessa ad un laboratorio fotografico
per lo sviluppo.
Ai pragmatisti, che si dilettano
solo con i propri costrutti, consigliamo sempre di
continuare a sperimentare. Andare, infatti, contro
corrente riscopre l’ormai perduta manualità al fine
di non atrofizzare quel poco di cervello che ancora
ci rimane.
Un ultimo suggerimento deve infine
essere dato a chi possiede più idee che abilità
manuale, o per chi è un seguace delle ideologie di
Duchamp, secondo cui la vera opera d’arte è quella
che nasce nella nostra testa:
possiamo pure demandare ad altri la
creazione di quanto sin qui esposto, o addirittura
acquistare dei modelli già fatti, però ci priveremo
della gran soddisfazione di costruirci un
apparecchio capace di catturare la luce attraverso
un piccolo foro e tutto questo,
“alla faccia del digitale”.
PUBBLICATO SU "IL FOTOGRAFO" marzo 2005
Testo e
foto stenopeiche di Gino Mazzanobile
Costruzione fotocamere:
Gino
Mazzanobile & Silvio Colombo
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