"Alla faccia del digitale"

L’era della trasformazione
tecnologica ha portato ad una vera e propria
trasformazione della fotografia.
I rullini fotografici, le
fotocamere più o meno raffinate, le ottiche
intercambiabili, appartengono ad un tempo che sembra
ormai molto lontano. L’avvento del digitale sta
difatti allontanando sempre di più gli appassionati
dalla vecchia camera oscura e dalla ricerca di nuove
tecniche di sviluppo manuale, facendo così
affievolire l’emozione di creare in modo
assolutamente univoco la propria fotografia.
Le riviste del settore oggi
propongono con dovizia di particolari, fotocamere
digitali sempre più eleganti, facili da usare, con
diverse impostazioni utente e risoluzioni molto
evolute. Pure il neofito riesce, infatti, ad
ottenere da subito buoni risultati e in alcuni casi,
degni anche di nota.
E’ però anche vero, che con lo
stesso, non ci si potrà addentrare in specifiche
discussioni di fotografia, di camera oscura o di
quant’altro, poiché la risposta sarà, salvo casi
particolari, circoscritta alla semplice digitazione
di un tasto……….
La tecnologia, infatti, risparmia
al principiante parte del lavoro che prima era
d’obbligo a chi si accostava per la prima volta al
mondo fotografico.
Importante è ad esempio, fare
riferimento ad alcuni dipinti del XIII secolo,
eseguiti con dovizia di particolare e perfezione
unica e chiedersi come tutto ciò è stato possibile.
Il trucco o meglio la tecnica
usata, è da sempre conosciuta come “camera obscura”.
La stessa, infatti, ricrea il
fenomeno della formazione delle immagini attraverso
un foro in un ambiente buio.
E’ sufficiente ricalcare la forma
seppur capovolta che è riprodotta e il gioco è
fatto.
Tenendo ulteriormente conto degli
sforzi che furono necessari per fissare su un
supporto le immagini, si può oggi affermare che le
attuali fotocamere, sono delle camere oscure, dove
l’ottica di vetro è il “foro stenopeico” di una
volta.
Ma cos’è il foro stenopeico? Dal
greco “stenos opaios” piccolo foro, è lo strumento
più elementare per produrre immagini molto belle,
non perfettamente nitide ma sempre leggibili da zero
all’infinito.
Facciamo un po' di conti
Lunghezza focale: distanza tra
piano- pellicola e foro stenopeico.
25mm: 0,2= f125
50mm: 0,3= f166
90mm: 0,35= f 256
Il risultato ottenuto, una
foto-camera “supergrandangolare”, nel primo caso che
offre la possibilità di inquadrare mentalmente
ottenendo ottimi risultati da subito.
Non è assolutamente necessario che
la pellicola o la carta sia planare e tanto meno
parallela al piano dell’ottica. Il foro stenopeico,
infatti, a parità di focale usa formati di pellicola
di maggiore dimensione.
TEMPI DI ESPOSIZIONE DEL " FORO STENOPEICO "
Per maggiore praticità e
precisione, abbiamo costruito in cartone due
dischetti controrotanti che riportano, il primo i
diaframmi da 1.4 a 512 mentre il secondo i tempi da
1/1000 a 30 minuti .
Con un esposimetro esterno o una
macchina reflex tradizionale misuriamo la luce della
scena, supponiamo di avere la coppia tempo diaframma
1/125 f11. Per un foro stenopeico da f256 si farà
coincidere 1/125 con f11, si troveranno 4 secondi in
corrispondenza di f256 e la foto è fatta. Facile no?
All’inizio è utile ricordare che,
quando abbiamo necessità di fare pratica e testare
le nostre fotocamere, bisogna dapprima impressionare
la carta b/n comune da stampa fotografica anche
multigrade,infatti acquistare subito le pellicole
anche di medio- grande formato è sempre un bella
spesa. Può sembrare superfluo e banale, ma
suggeriamo di anteporre al foro stenopeico il filtro
multigrade utile al tipo di ripresa per ottenere sin
da subito bellissime immagini.
Ho provato, con l'amico Silvio
Colombo molto scettico all'inizio degli esperimenti,
che ha condiviso con me per anni la passione per la
costruzione di aeromodelli, a costruire una
fotocamera a foro stenopeico in legno, partendo da
uno dei tanti modelli realizzati in cartone pesante.
Esempio:
- N. 0 con sole forte; - N. 1 con
cielo velato; N. 2 con cielo nuvoloso.
Traendo spunto dai numerosi siti
internet, ho dimostrato quindi la possibilità di
fotografare all’antica, utilizzando anche materiale
di scarto e assaporando così la creazione di una
tecnica ormai in disuso.
Immagini eseguite con foro stenopeico su carta da stampa e filtro n.2
multigrade
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