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Sono
appagato per essere
tornato nuovamente a
scrivere e a
condividere una
nuova esperienza
fotografica frutto
di mesi e mesi di
prove e
sperimentazioni
traendo lo spunto
questa volta dalle
cosiddette “Antiche
Tecniche
Alternative”.
Da
grande appassionato
di fotografia, che
sicuramente mi
inorgoglisce, trovo
che la condivisione
di un lavoro possa
creare interesse e
curiosità specie
nelle nuove
generazioni,
coinvolte
dall’estrema
facilità di
“cogliere l’attimo
fotografico”
attraverso l’uso di
fotocamere, che con
una serie di
algoritmi
restituiscono
immagini perfette a
volte impersonali.
Tuttavia a chi ama
ancora assaporare il
gusto di una ripresa
fotografica lenta e
dal gusto
decisamente ” retrò
“ - svolta in
maniera tradizionale
in camera oscura -,
dedico questa mia
nuova piacevole
sperimentazione. Un
sentito
ringraziamento è
rivolto all’amico
ungherese “Venczel
Attila”
congiuntamente a
molti altri; senza
la loro amichevole e
specialistica
collaborazione non
avrei potuto fornire
le
informazioni qui
contenute e frutto
di mie personali
sperimentazioni.
Il Collodio
Qualche tempo fa in
giro per Milano con
a seguito la mia
ingombrante e ancor
più pesante
attrezzatura
fotografica, entrai
in un piccolo
negozietto colmo di
cianfrusaglie, per
chiedere alcune
informazioni,
unitamente al
permesso di poter
appostarmi qualche
minuto davanti la
bottega al fine di
ritrarre un vecchio
carrettino.
Proprio sotto uno
scalino, sul
pavimento
all’interno della
bottega, mi
affascinò una
cassettina in legno
alquanto
sgangherata, al cui
interno riposte alla
rinfusa, giacevano
alcune fotografie
stampate su vetro e
racchiuse in
cornicette o
passepartout
d’ottone. Erano
delle Ambrotipie. Avevo
notato qualcosa del
genere su certe
riviste e in rete,
tuttavia la
polverosa visione di
quelle immagini dal
vero e sul vetro mi
sconvolse.
Da
questo punto inizia
la mia ricerca alla
scoperta del probo
processo fotografico
per la realizzazione
di immagini su vetro
messo a punto si
dice intorno al 1849
da un gentiluomo
inglese
Frederick Scott
Archer, il quale
aveva scoperto che
il collodio, il
legante di questo
progetto fotografico
miscelato con alcuni
sali chimici, steso
su un vetro ed
esposto alla luce
ancora umido,
restituiva un
positivo detto anche
ferrotipo, allumino
tipo a seconda del
supporto nero usato.
In
parole povere il
positivo al
collodio, è un
negativo leggero che
grazie alle
colorazione chiara
che assumono le
densità attraverso
lo sviluppo, sembra
un positivo però
alla rovescia e a
specchio; per i più
curiosi il negativo
ha praticamente la
stessa lavorazione
ma con uno stop o
due di esposizione
in aggiunta.
Ogni
lastra vi assicuro è
un’avventura, certo
l’estetica è unica
come unica è
l’assenza totale di
grana che dà una
sensazione di
nitidezza
sconvolgente.
Desidero ribadire
quanto più volte
scritto in
precedenti articoli
dove asserisco che
“ il mio
genere di fotografia
(all’antica)”
, con l’uso di
miei manufatti
artigianali è un
rito; la
concretizzazione di
ciascuna immagine
richiede tempo e
meditazione
unitamente alla
tecnica che si
acquisisce con
l’esperienza.
Andiamo per gradi e
vediamo in sintesi
le operazioni
esposte in questa
piccola guida senza
pretese, per
ottenere la prima
lastra al collodio.
Il Processo della
Stampa al Collodio
1)
molatura e pulizia
del vetro
2)
stesa
del collodio sul
vetro
3)
immersione nel bagno
d’argento per la
sensibilizzazione
4)
inserimento nello
chassis
5)
esposizione
6)
sviluppo e breve
lavaggio
7)
fissaggio
8)
lavaggio
9)
verniciatura di
protezione
Molatura e pulizia
del vetro
Con
una mola eseguire
una leggera molatura
sugli spigoli del
vetro tenendo la
stessa a circa 45°
rispetto al piano
della lastra.
Eseguire la pulizia
del vetro con un
pulitore ottenuto
dalla combinazione
di: calcio
carbonato,alcool
etilico o denaturato
e acqua distillata .
Passare bene in modo
che sia
perfettamente pulito
da residui o
impronte e lucidare
il vetro
perfettamente.
Stesa del
Collodio
A
questo punto si
procede alla stesa
del collodio sul
vetro. Predisporre
subito la bottiglia
di collodio da
versare e una
bottiglia per
raccogliere il
collodio in eccesso
che potrà essere
drenato. E’ meglio
usare due bottiglie
perché il collodio
drenato è più
asciutto e potrebbe
aver raccolto
polvere dalla
lastra.
Si
dovrebbe valutare ad
occhio la quantità
da versare al centro
del vetro in modo
tale da creare una
- frittella – ;
raccomandiamo di
agevolare la stesa
del collodio
attraverso delicate
inclinazioni della
lastra, il collodio
dovrebbe aderire
omogeneamente su
tutta la superficie,
l’eccesso del
collodio, si vuoterà
in una bottiglietta
dedicata allo scopo.
Fatto
questo si osservi la
superficie del vetro
e attendere circa
10/30 secondi che il
collodio cominci ad
asciugare. Si provi
con il pollice in un
angolo. Deve
rimanere l’impronta
senza che il
collodio si stacchi.
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colatura del
collodio sul
piatto |
Immersione nel
Bagno di Argento
A
questo punto si sarà
già preparato in
precedenza il
contenitore per il
bagno. Molto utile è
una speciale tank
inserita in un
contenitore di legno
a tenuta luce dove
si immerge la lastra
verticalmente, la si
può realizzare in
economia o
acquistarla già
bella e fatta, si
chiama silver box.
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silver box |
In alternativa si può usare una bacinella
perfettamente pulita
ma è molto rischioso
in quanto anche un
piccolo schizzo
accidentale di
nitrato d’argento in
un occhio causerebbe
la cecità.
Molta
considerazione deve
essere posta circa
la – fotosensibilità
- della lastra di
vetro, quindi
l’operazione che
dura 3 minuti deve
essere eseguita al
buio o in una camera
illuminata da una
forte luce rossa! In
pratica se si usa la
bacinella, accendere
la luce rossa e
quindi inserire
dolcemente la lastra
nel bagno. Ricordo
ancora una volta:
attenzione agli
schizzi (usare
guanti e occhiali).
Nei
tre minuti necessari
la superficie della
lastra diventa color
latte e assume un
aspetto gelatinoso.
Inserimento nello
Chassis
Trascorsi tre minuti
di immersione, si
toglie la lastra dal
bagno avendo cura di
NON TOCCARE MAI
la superficie
emulsionata. Si
appoggia la lastra
su uno spigolo e con
della carta tipo
scottex, si asciuga
il retro non
emulsionato e gli
spigoli. A questo
punto con estrema
delicatezza si
inserisce la lastra
nello chassis e lo
si chiude.
Esposizione
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inserimento
vetro
chassis
modificato |
La
macchina è già stata
preparata a fuoco.
Inserire lo chassis
ed esporre la
lastra. Non è
possibile valutare
l’esposizione con un
esposimetro, in
quanto l’emulsione è
sensibile solo ad
una parte dello
spettro, al colore
blu, alla luce delle
nuove lampade
fluorescenti e alla
luce UV, quindi
bisogna farsi occhio
ed esperienza.
Diciamo che una
partenza in esterni
potrebbe essere a
diaframma f/4 - 4/6
secondi in una buona
luminosità.
Apparendo un
positivo, si avrà
una scala piuttosto
corta.
Sovraesponendo si
otterrà una chiusura
delle luci senza
dettaglio.
Sottoesponendo si
avranno belle le
alte luci ma si
perderanno tutte le
ombre. L’esposizione
va quindi giudicata
sulle luci e non
sulle ombre.
Sviluppo
In
camera oscura con
luce rossa forte, si
estrae la lastra
impressionata
dallo chassis
tenendola con una
mano e con movimento
rapido, versare
circa 30ml. di
sviluppo sul bordo
della lastra (vedi
figura).
Muovere rapidamente
la lastra in tutte
le direzioni, in
modo che lo sviluppo
si distribuisca su
tutta la superficie.
A questo punto se
l’esposizione è
stata corretta
cominceranno a
vedersi le luci in
circa 3-4 secondi,
poi le medie densità
e l’immagine
completa in circa 15
o 20 secondi al
massimo. Questo
tempo tenuto
costante, darà gli
utili aggiustamenti
circa l’esposizione.
|

scorrimento
dello
sviluppo sul
piatto |
Lavaggio breve con
acqua distillata e
Fissaggio
Per
fermare lo sviluppo,
versare dolcemente
ma rapidamente
dell’acqua
possibilmente
distillata sulla
superficie.
Attenzione che
l’acqua deve essere
a portata di mano.
La cosa va fatta in
tempi rapidi pena il
sovrasviluppo e la
perdita delle luci.
A
questo punto si
possono accendere le
luci.
Lasciare la lastra
in lavaggio per
circa un minuto, per
togliere i residui
di sviluppo, la fase
successiva è il
fissaggio che
avviene in circa due
minuti. Durante il
fissaggio l’immagine
appare gradualmente
in positivo. Non
conviene protrarre
troppo il fissaggio,
si perderebbe in
luminosità.
|

fissaggio in
bacinella |
Con
l’iposolfito ci
vogliono 30 minuti
per un lavaggio
sicuro, per l’ultimo
risciacquo è
consigliabile
l’utilizzo di acqua
distillata per la
rimozione di
eventuali tracce di
calcare rilasciate
dell’acqua del
rubinetto, poi
asciugatura.
Per
la preparazione del
Collodio occorrono
prima di tutto dei
contenitori in vetro
tipo “beaker” ossia
piccole caraffe
trasparenti
graduate, un
bastoncino in vetro
per mescolare, un
cilindro graduato
della misura
adeguata, bilancia
elettronica.
I
contenitori devono
essere marcati e
usati solo per
quello. I più grandi
problemi derivano
dall’inquinamento
dei chimici!
Esistono molte
formule per il
collodio. In ogni
caso il principio è
sempre quello.
Occorrono bromuri e
ioduri che poi a
contatto con
l’argento diventano
bromuri e ioduri
d’argento
fotosensibili.
Iniziamo dalla
formula classica e
sicura
Precisiamo, prima di
andare oltre, che in
questa sede "non
forniremo dosi" per
la preparazione di
ricette a base di :
etere etilico –
cadmio bromuro –
ammonio ioduro – in
quanto la
combinazione di
queste sostanze è
altamente
pericolosa.
Proponiamo invece
una delle tante
ricette “ sicure ”
reperibili sul web e
sui libri di testo,
senza etere con una
formulazione molto
semplice: Poe Boy
Collodion.
240 ml Collodio puro
USP
300 ml alcool
etilico o denaturato
incolore
6 ml di acqua
distillata
3gr. potassio
bromuro
5gr. potassio ioduro
Sciogliere dapprima
il potassio bromuro
nell’acqua in una
provetta con 6 ml.
di acqua distillata,
poi aggiungere il
potassio ioduro e
continuare a
sciogliere. Mixare
l’alcool al collodio
amalgamando bene,
aggiungere a questo
punto alla miscela
di collodio e alcool
i sali sciolti
nell’acqua
distillata. Si
noterà la formazione
di un precipitato
bianco, il composto
prenderà una
colorazione non
limpida, tuttavia
gli esperti del
settore, consigliano
l’aggiunta di alcune
gocce di tintura di
iodio che serve a
stagionare il
collodio che
risulterà pronto
dopo alcuni giorni
di maturazione.
Numerosi esperti
della tecnica al
collodio, più volte
hanno assicurato che
se anche il collodio
non è chiaro durante
i giorni di
stagionatura,
cambierà colore, si
farà sempre più
rosso e lo si potrà
usare
tranquillamente. (Jonh
Coffer)
Il bagno d'argento
(Silver Bath)
Veniamo adesso al
cuore del processo:
il bagno d’argento.
Questo è sicuramente
il chimico più
semplice da
preparare ma anche
quello da cui
possono derivare
svariati problemi.
90g Nitrato
d’Argento (Silver
Nitrate)
Acqua distillata per
fare 1 litro
bilancia precisione
recipiente in
plastica o vetro
(assolutamente no
metalli)
occhiali di
protezione
guanti
mascherina
Preparazione
In un
recipiente di
plastica introdurre
una parte di acqua,
successivamente
versare il nitrato
d’argento, tappare
bene e agitare fino
a scioglimento.
Aggiungere l’acqua
distillata per
arrivare ad un
litro. Il risultato
ottenuto sarà un
liquido
assolutamente
cristallino e
trasparente come
acqua. Se il
composto si
intorbidisce vuol
dire che l’acqua non
era di buona
qualità, per questo
motivo consigliamo
l’uso di acqua
distillata
reperibile in
farmacia.
Mantenimento del
bagno d'argento
Dopo
ogni sessione il
liquido non deve
essere
necessariamente
filtrato prima di
essere riposto, nel
caso usare un imbuto
con all’interno un
batuffolo di cotone
idrofilo. Dopo una o
due sessioni
fotografiche intense
aggiungere un
pizzico di nitrato
d’argento. Se il
bagno risultasse
ancora torbido
lattiginoso, la cura
sarà esporre la
bottiglia al sole
per un giorno. Gli
agenti contaminanti
precipiteranno sul
fondo grazie ai
raggi UV. Quindi
filtrare nuovamente
il liquido nella
bottiglia.
ATTENZIONE: il
nitrato causa
cecità!!! Usare
sempre gli occhiali
di protezione nelle
varie operazioni!
Sviluppo per
Positivi -
ingredienti
500 ml di acqua
distillata
17 grammi Solfato
ferroso
25 ml di acido
acetico glaciale
1 Cucchiaio di
Zucchero bianco
15 ml Alcool
Mixare
all’acqua l’acido
acetico e l’alcool
poi aggiungere e
dissolvere il ferro
solfato.
Filtrare e
rifiltrare fino a
che il liquido non
sia perfettamente
trasparente e senza
residui. Anche per
lo sviluppo le
ricette e le
modificazioni sono
molteplici, tuttavia
per iniziare questa
ricetta è ben
collaudata.
Fissaggio-ingredienti
La
soluzione più
semplice e sicura è
l’iposolfito di
sodio soluzione al
30%.
Sodio Iposolfito
300gr.
Acqua calda
distillata per fare
un litro
Mescolare e lasciare
sciogliere bene. Il
fissaggio va usato
sempre fresco, pena
un’ immagine scura e
grigiastra. Quindi
meglio cambiarlo
frequentemente.
Esso
deve agire in fretta
per non lasciare
veli; circa due
minuti e quanto
basta per far
comparire l’immagine
in positivo dopo
alcuni secondi di
immersione in
vaschetta che deve
essere agitata di
tanto in tanto. (La
vera magia del
collodio!).
Vernice
protettiva -(Varnish)
Alla
fine del processo è
tassativo verniciare
l’immagine per la -
salvaguardia della
stessa nel tempo -
con una vernice
protettiva
trasparente. In
molti per
velocizzare
l’operazione hanno
fiducia circa
l’utilizzo di
vernici spray....
Anche
se può apparire
banale, questo
procedimento è la
cosa più ardua nel
processo del
collodio, se mal
eseguito, l’alcool
contenuto nella
vernice, scioglierà
tutta l’immagine,
sarebbe un vero
disastro.
Vi
presentiamo la
ricetta storica:
400 ml alcool
60g gomma sandracca
40 ml olio di
lavanda
In un
recipiente tipo
bottiglia mettere
l’alcool,
successivamente
aggiungere la gomma
sandracca
polverizzata,
agitare bene,
infine aggiungere
l’olio di lavanda
continuando a
mescolare. Lasciare
in infusione per
qualche giorno il
composto per
lasciare che la
gomma si sciolga. E’
normale un deposito
sul fondo. Filtrare
molte volte fino a
che la vernice non
appare perfettamente
di un color giallo
trasparente.
Riscaldare il retro
della lastra con una
con lampada ad
alcool circa 30/40°
e versare la vernice
protettiva con
attenzione come per
la stesa del
collodio, attendere
alcuni secondi
(4-5sec) - (piatto
orizzontale),
lentamente vuotare
in altro contenitore
la vernice in
eccesso. Ora la
lastra è in
posizione verticale,
aspettare diversi
secondi al fine di
far evaporare anche
l’alcool che è
altamente
infiammabile,
successivamente con
la lampada usata in
precedenza,
riscaldare il retro
della piastra con
attenzione.
Lasciare asciugare
un paio d’ore in
verticale.
Questa immagine è
una scansione da
fotografia ripresa
con lastra al
collodio 13X18,
accanto alla folding
artigianale c'è uno
chassis in cui va
posizionata la
lastra, come si vede
l'atmosfera è
decisamente retrò,
dando l'impressione
di una foto
d'archivio, è invece
un'ambrotipia del
Settembre 2010.
L'autore ed editore
di questo articolo
non assume alcuna
responsabilità per
errori, omissioni ,
o uso improprio
delle sostanze
chimiche indicate.
L’utilizzo di tali
sostanze
chimiche o dei
metodi citati su
questo sito , e’ a
vostro rischio e
pericolo.
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