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“Dico che, se una faccia d'uno edifizio o altra piazza o
campagna che sia illuminata dal
sole, arà al suo opposto
un'abitazione, e in quella faccia
che non vede il sole sia fatto uno
spiraculo rotondo, che tutte le
alluminate cose manderanno la loro
similitudine per detto spiraculo e
appariranno dentro all'abitazione
nella contraria faccia, la quale vol
essere bianca, e saranno lì appunto
e sottosopra, e se per molti lochi
di detta faccia facessi simili busi,
simile effetto sarebbe per ciascuno”.
Leonardo da Vinci
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Le attuali macchine
stenopeiche o a piccolo
foro, traggono origine dalla
medievale “camera obscura”,
strumento di supporto per
evidenziare e registrare
minuziosamente su tela la
prospettiva ed i profili
degli edifici urbani,
utilizzata nel Seicento ed
in particolare nel
Settecento da un’infinita
schiera di pittori europei
più o meno famosi
(Canaletto, Guardi, Vermeer...)
nella realizzazione delle
loro “vedute” o, secondo i
manuali dell’epoca, per
fissare i “points de vue”.
Nel corso del Cinquecento,
Seicento e Settecento
diverse furono le soluzioni
proposte agli artisti e ai
pittori per la costruzione
di una “camera obscura”:
dalle portantine alle
carrozze foderate, dalle
tende da campo ai box di
varie forme e di dimensioni
più contenute, fino alle
scatole portatili o da
tavolo provviste di lenti
frontali e di specchi. La
prima descrizione per
l’impiego della camera
oscura al fine di ottenere
un disegno preciso
appartiene a Giovanni Della
Porta nel "Magiae Nauralis
Libri Quatuor" del 1558. |
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Perfezionamenti successivi
Seguirono nel tempo perfezionamenti sostanziali alla
“camera obscura”, che sono
alla base dei principi
costruttivi delle fotocamere
attuali.
-Girolamo Cardano (De
subtilitate, 1550) e
Daniele Barbaro (La
pratica della perspettiva,
1568) realizzarono
progetti ottici inserendo il
primo una lente biconvessa,
il secondo più lenti di
dimensioni diverse, inoltre
un diaframma per una
maggiore nitidezza.
-Ignazio Danti (La
prospettiva di Euclide, 1573)
realizzò uno specchio
concavo per raddrizzare le
immagini
-Johan Zahn (Oculus
artificialis teledioptricus,
1685) realizzò la camera
oscura “reflex” con specchio
interno a 45°, con
riflessione della scena sul
piano da disegno, su
progetto di Johann Christoph
Sturm
-Kaspar Schott ideò e
realizzò il progenitore
dell'obiettivo (Magia
optica, 1657), una
camera oscura composta da
cassette scorrevoli per
mettere a fuoco le lenti
Nel Seicento, la pratica
della camera oscura si
diffuse soprattutto perché
divenne portatile e
adattabile alle esigenze
personali:
-a forma di tenda
(Keplero, 1620), con
doppie pareti e due fori (Athanasius
Kircher, 1646),
-a forma di scatola tipo
reflex Oohan Zahn, 1685),
-a forma di portantina (S'Gravesande,
1711)
-reflex a forma di tavolo
e con messa a fuoco
telescopica (Georg Brander,
1769).
Ando Gilardi puntualizza: “Nel
Trattato ‘Osteographia’ di
William Cheselden, del 1733,
troviamo la migliore
illustrazione di camera
oscura che si conosca. Lo
strumento è stato
rappresentato dall'autore a
garanzia della precisione
con cui sono state eseguite
le incisioni delle ossa che
illustrano l’opera. Questa
camera obscura, naturalmente
provvista di lente, è di
lunghissimo fuoco: la
distanza del soggetto dalla
lente corrisponde a quella
della lente dall’immagine,
per un rapporto di
ingrandimento da uno-a-uno:
quello che rende
trascurabili le deformazioni”.
Camera oscura
a portantina del '700
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Kaspar Shott & Gino
Mazzanobile
Le fotocamere a cassette
scorrevoli non sono altro
che la camera oscura di
Kaspar Schott (realizzata
nel 1657), modificate
per accogliere un supporto
sensibile al posto del vetro
su cui viene proiettata l'mmagine.
Le due cassette, scorrevoli
una dentro l'altra,
permettono di variare la
distanza fra la lente e il
piano su cui si forma
l'immagine, e quindi di
mettere a fuoco.
Gino Mazzanobile, da
vero viaggiatore nel tempo
della fotografia, ha
realizzato una camera oscura
che riproduce questi
concetti, in questo
documento ve la presentiamo,
con dati costruttivi,
immagini e riproduzioni con
l'antica tecnica del
ricalco, su carta
sovrapposta allo schermo di
visualizzazione, realizzate
sul campo con carta e
matita. Ogni seduta di
ripresa/riproduzione è un
affascinante viaggio
indietro nel tempo, di Gino
Mazzanobile, appassionato
ri-scopritore di queste
antiche tecniche.
Camera oscura
a cassetti scorrevoli,
realizzata secondo il
principio di messa a fuoco
di Kaspar Shott |
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