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Composizione del Sistema Zonale
Metto in atto la tecnica del Sistema
Zonale, imponendo tale trattamento alle pellicole
denominate di “Grande Formato” diciamo dal 4x5inc.
10x12 cm. in su; che sviluppo singolarmente in
camera oscura.
Sarebbe impossibile per un unico
rullino uniformare gli adempimenti che mi accingo a
delineare che possono essere solo compensati da un
più esteso uso di gradazioni diverse di carta
sensibile da stampa.
Lo strumento per la rilevazione dei
dati per l’applicazione del Sistema Zonale cui
affidarsi al fine di impreziosire lo spazio del
fotogramma con la più ricca gamma tonale, è un
esposimetro tarato per una riflettenza della luce
incidente di un qualsivoglia soggetto e che è pari
al 18%. In parole povere, leggendo con esposimetro
alla mano una superficie illuminata di bianco e
attribuendo alla stessa una coppia tempo diaframma,
essa verrà riprodotta in stampa come valore di
grigio medio del 18% ; lo stesso discorso vale se
leggessimo le indicazioni dell’esposimetro senza
correzione rilevando la lettura su una superficie
nera.
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Applicare il Sistema Zonale sullo
spazio del fotogramma, significa di conseguenza
stabilire una scelta ben precisa di un’area
piuttosto che un’altra ricordando tuttavia che, al
momento dello scatto della foto, si dovrà gestire
unicamente una coppia tempo/diaframma facendo
in modo che tutte le luminanze si distribuiscano
sulla scala zonale in maniera ottimale al fine di
ottenere in stampa la più ampia ricchezza tonale.
Anche la “visualizzazione”
implica e racchiude in sé le restanti fasi che vanno
oltre il saper vedere e allo stesso tempo comporre
l’immagine.
Il processo mentale nel saper
visualizzare, necessariamente mette in gioco tutte
le nozioni in possesso del fotografo; sensibilità
della pellicola, tipo di sviluppo del negativo,
necessità di anteporre all’obiettivo un determinato
filtro colorato oltre alla valutazione di
interventi veri e propri di perfezionamenti in sede
di stampa.
ESPOSIZIONE DEL NEGATIVO (Normale)
Prima di esporre il negativo, si
dovrà stabilire il giusto tempo di esposizione delle
aree scure nelle quali si desidera conservare un
dettaglio sufficiente (zona III), calcolare male
questa fase renderà il negativo definitivamente
perduto.
Successivamente si passerà al
rilevamento coppia tempo/diaframma con cui porre una
parte dell’immagine da riprendere in zona V
verificando in sintonia a tale coppia , in quali
zone cadranno le altre luminanze di ombre (zona II e
III) e le luci (zona VII e VIII) visualizzate.
Con queste premesse in assoluta
calma, valuteremo l’uso di tale mezzo di rilevazione
e metodo di previsione; così facendo avremo
provveduto ad una ripartizione delle luminanze in
maniera logica ma soprattutto interpretativa
raggiungendo il conseguimento di un negativo che se
sviluppato in condizioni normalmente controllate ci
restituirà una stampa ricca di informazioni.
Questa immagine ripresa in estate
poche ore prima del tramonto con l’uso del Sistema
Zonale in località Brinzio in provincia di Varese,
mi ha fornito una coppia tempo diaframma in zona
V pari a 1/30-f/16, (considerato
l’allungamento del soffietto della mia folding nel
formato 10x12 cm. e l’applicazione di un leggero
filtro arancio per scurire di poco il cielo).
Ho individuato come punto di
riferimento di partenza, l’immagine riflessa sul
laghetto a sinistra del campanile; l’esposimetro mi
fu dato in prestito da un amico fotografo: Pentax
Spotmeter (misurazione a 1°).
E’ importante capire fin da subito
che la lettura sul quadrante che ruota, corrisponde
all’esposizione della zona V; diceva Adams :
ogni luminanza letta sulla scala
dell’esposimetro e posta in corrispondenza del suo
indice rotante dà l’esposizione sulla zona V.
Quindi ogni settore misurato ci
restituirà in stampa un valore di grigio più o meno
marcato.
Il negativo Ilford FP4 iso 125/22° è
stato sviluppato normalmente in- HC 110 diluizione
b- per nove minuti in vasca per ribaltamento
alternato ogni trenta secondi.
ESTENSIONE/CONTRAZIONE
Individuata la zona V, supponiamo di
avere una scena con una ampia gamma di luminanze;
il paesaggio della Cattedrale di Gallarate qui
sotto raffigurata, si presta benissimo per vedere
come alcune tonalità di luminanze avanzi al di fuori
delle zone limite, cioè di quelle zone dove è nostra
intenzione registrare le leggere e sottili
informazioni sia delle ombre che delle alte luci.
Quale migliore esempio di un
monumento al sole quasi in controluce velato dalle
nuvole nel cielo?
L’ottimo marmo della costruzione
ricco di screziature e texture con rugosità è
un’ottima base di partenza per la misurazione.
La luce ricordo era abbastanza
forte; in queste situazioni le nuvole
contribuiscono in maniera vistosa ad aumentare
considerevolmente le luminanze soprattutto nelle
alte luci, di conseguenza il cielo deve rimanere ben
leggibile piacevolmente circondato dalle nuvole.
Ho puntato l’esposimetro sul marmo
della Cattedrale, il valore restituito era
1/30-f/8; la coppia tempo diaframma per le alte
luci (cielo e nuvole) era 1/30-f32.
Ricordo a questo proposito che, una
delle due variabili, in questo caso il tempo,
deve essere tenuto costante ugualmente per le altre
rilevazioni nei vari settori della scala tonale.
Queste due coppie tempo/diaframma, distano tra loro
quattro f-stop di differenza, difatti il cielo con
le nuvole è posizionato a f/32 e cadrebbe in zona
IX, mentre la misurazione della Cattedrale è a f/8
.
Se avessi eseguito la foto in queste
condizioni senza ordinare sulla scala zonale le
luminanze, il cielo con buona probabilità non
avrebbe avuto alcun dettaglio,si sarebbero appena
intraviste alcune nuvole peraltro slavate, il marmo
della Cattedrale avrebbe perso tutta la sua bellezza
restando bloccato in un bianco visibile nelle alte
luci non strutturato; come salvare capra e cavoli
ampliando di più la scala tonale?
Nel Sistema Zonale, Ansel Adams aveva
inserito il concetto di sviluppo differenziato
semplificando con il suffisso N+ o N- il trattamento
cui sarebbe stata sottoposta la pellicola una volta
esposta.
I bagni di sviluppo usati con
intelligenza, influenzano la gamma tonale
soprattutto nelle alte luci.
Nel mio caso ho dovuto abbassare il
valore del cielo caduto in zona IX in zona VII
(-2f-stop) dove è presente il dettaglio pieno. Ho
pertanto modificato il tempo di sviluppo del
negativo per due unità di tempo in meno rispetto ad
uno sviluppo normale (N). Il nuovo sviluppo è
chiamato N-2.
Con lo sviluppo a N-2 sono le alte
luci che dalla zona IX passano alla zona VII, mentre
il valore del marmo della Cattedrale previsto in
zona V rimane nella sua zona senza subire alcuna
alterazione.
Tutto ciò si verifica in quanto
questa operazione ha come effetto una “contrazione”
del contrasto che interessa le aree sul negativo a
più alta densità.
Tale “modus operandi” può essere
applicato per le situazioni opposte in cui si abbia
un basso contrasto in ripresa e si voglia aumentare
la gamma tonale dei negativi e cioè quando le luci e
le ombre sono in prossimità della zona V.
In questo caso è possibile “estendere”
la scala tonale optando per uno sviluppo N+1 o in
casi estremi N+2 per un incremento del contrasto.
Queste conclusioni teoriche ma
pratiche se applicate con rigore e metodo, sono
quelle che mi hanno permesso di presentare le
immagini a supporto delle annotazioni e prove sul
campo del Sistema Zonale di Adams.
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