Storia della fotografia - cenni

 

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Il desiderio dell'uomo di registrare immagini da conservare nel tempo risale alla preistoria. La fotografia, nasce dal forte desiderio indotto da una precedente invenzione: la stampa, che dai tempi delle prime abbozzate incisioni su legno,si era evoluta in maniera vigorosa. Molti e disperati furono i tentativi di riuscire a "scrivere con la luce", difatti fotografare significa appunto "scrivere con la luce".

La fotografia, nel tempo,venne usata anche per farsi riconoscere e rappresentare il proprio status sociale, compresa la realtà di tutti i giorni. Quello che Joseph Nicèphore Nièpce con i suoi esperimenti voleva scoprire,era in buona sostanza una matrice che, incisa direttamente per effetto chimico, fosse utilizzabile per la stampa. Si sapeva, che l'azione della luce su alcuni pigmenti, era nota da secoli,mentre il suo effetto sul cloruro d'argento, fu riconosciuto e documentato scientificamente alla fine del 1700.

Alcuni studiosi del tempo, ottennero immagini per contatto ma non riuscirono a fissarle. Tra i tanti che fecero esperimenti con la camera oscura, Niepce fu il primo ad ottenere qualcosa con delle lastre di metallo ricoperto di bitume di giudea (sostanza che schiarisce debolmente alla luce). I risultati non furono però mai qualitativamente adeguati, Niepce si trovò costretto ad accettare, per proseguire i suoi esperimenti, della collaborazione di Daguerre, un pittore-scenografo che si interessava, anche per motivi professionali, alle sperimentazioni con la camera obscura.

Da questa collaborazione, nasce il "dagherrotipo" che produceva un originale unico ma inutilizzabile come matrice per riproduzioni. Consisteva in una lastra di rame rivestita di argento, che veniva esposta all'azione dello iodio. L'immagine, ripresa da una fotocamera, diventava visibile e positiva ai vapori di mercurio,fissata con un bagno in acqua salata calda. I tempi di posa normali per questo tipo di ripresa, erano compresi tra i cinque minuti e l'ora, ma i progressi che seguirono, apportati specialmente da fotografi americani, abbassarono la posa a pochi secondi.

Le fotografie ottenute con simile procedimento, sono ancor oggi ricche di straordinaria bellezza e finezza, sia i pittori di allora che quelli che seguirono rimasero attratti. La fotografia, quale mezzo per la produzione di immagini riproducibili, è da attribuirsi a Henry Fox Talbot, il quale, nel 1839 rese noto che il dagherrotipo, poteva essere sostituito. Rese nota una sua scoperta molto semplice, consisteva in un foglio di carta imbevuta con soluzione di sale e cloruro d'argento, esposta e sviluppata con acido gallico.

L'immagine risultante era negativa, per trasformarla in positiva, il foglio stesso, era reso trasparente con della cera, si disponeva dopo, a contatto di un altro foglio sensibilizzato al cloruro d'argento ed esposto alla luce. Qualitativamente i risultati non erano appaganti rispetto al dagherrotipo, ma il negativo poteva riprodurre quante copie si volevano tutte identiche fra loro. Sir John Herschel un matematico e scienziato di allora,contribuì con la sua scoperta dell'iposolfito, quale agente fissatore, a perfezionare gli esperimenti di Talbot finendo con il sostituire col vetro, il rozzo negativo di carta utilizzato agli inizi.

Finanche Richard Leach Maddox, un dilettante fotografo inglese, diede un apporto fattivo al miglioramento fotografico, introducendo un'emulsione al bromuro d'argento in gelatina animale, quella che oggi a distanza di 150 anni ritroviamo,con le opportune modifiche, stesa sulle attuali pellicole. Oggi la fotografia in bianconero, grazie all'avvento della fotografia digitale in maniera paradossale, ha un suo fascino particolare.

I creatori di immagini raffinate nel campo della moda e di reportage ad esempio, sempre più spesso ricorrono al bianconero, ricreando sensazioni e atmosfere appaganti, a volte surreali. Chi ama questo genere di produzione di immagini, uniche nel loro genere, senza attrezzature particolari, può allestire in una cameretta a prova di infiltrazioni di luce, una efficiente "camera oscura", perché dopo la ripresa fotografica è il "luogo magico" dove inizia tutto il procedimento fotografico manuale.

Il bianconero è paragonabile a un sottile filo che unisce un mondo reale con un altro irreale, ricco di fascino e mistero ancora più intrigante, se il fotografo è sensibile, interessato all'ambiente che lo circonda, nel quale riconosce colori, atmosfera, luce. Ho imparato in anni di studio e ricerche, che vedere ad esempio in un paesaggio ciò che altri non vedono è già un traguardo per creare una buona fotografia, consapevole dell'attimo irripetibile cerco di catturarne per sempre la veduta.

Il riprendere qualcosa o qualcuno, considero sia un'arte unica, spesso mi sono servito solamente della mia sensibilità nel cogliere proprio l'attimo, avvalendomi poi di mezzi tecnici anche minimalisti, riscoprendo l'antico detto che la fotografia nasce in ripresa, ma diventa adulta in camera oscura. Strada facendo, desideroso di affinare le mie tecniche, ho sempre cercato di previsualizzare ciò che intendevo fotografare pensando prima dello scatto definitivo, a come sarebbe apparsa la foto una volta stampata.