Il buco panoramico

 

buco1

 

Antefatto

Mondello: splendida località balneare a pochi chilometri dalla mia città natale Palermo.

Da anni mancavo e onestamente non la ricordavo così bella così emozionate al punto che, scattando decine di foto a luoghi a me cari, mi resi conto che talune immagini non potevano essere racchiuse in piccoli rettangoli 24x36, o quadrati 6x6 ed in particolari situazioni anche emotive, le dimensioni standard dei formati, mi hanno obbligato a ricorrere a riprese sequenziali con la fotocamera tenuta in mano.

Consapevole di voler riprendere per intero una scena e non possedendo obiettivi e macchine fotografiche particolari, ho utilizzato una tecnica che simile al "fai da te", ha sempre dato risultati soddisfacenti.

Con un minimo d’attenzione e precisione ed evitando noiose inquadrature, ho accostato tra loro più fotografie scattate con un obiettivo normale e ho inserito in ciascuna di esse, parte del paesaggio che compare anche nella successiva foto, al fine di avere precisi punti di riferimento per sovrapporre prima e accostare dopo le immagini tagliate. Il risultato non è però, soddisfacente in quanto la panoramica costruita così artificiosamente, risulta poco appagante.

Proprio dall’incantevole golfetto di Mondello,in una fresca mattina d’estate, ho deciso di ritrarre con obiettivo da 50mm, a corredo della mia Nikon, lo splendido panorama del Monte Pellegrino, con la sua inconfondibile forma di "cane accucciato", che si affaccia sul mare. Ho cercato anche di riprendere lo stabilimento balneare, la spiaggia e il rinomato Ristorante Charleston.

Con tre fotogrammi in sequenza su pellicola 35mm., riesco nell’intento e avvalendomi oggi della nuova tecnologia, una volta a casa, uso un  programma di fotoritocco. Le forbici, la colla o la carta gommata, rimangano così solo un ricordo.

 

 

Dal punto di vista didattico è stata senz’altro una bella esperienza, che io consiglio comunque ma, tengo a precisare che il risultato ottenuto con apposite macchine panoramiche è ovviamente differente e più appagante.

Prova ne è che il campo visivo dell’obiettivo grandangolare di macchine specifiche a tali lavori, è limitato alle proporzioni del fotogramma es: il fotogramma delle pellicole 35mm misura 24x36 mm, per cui il loro rapporto è di 1,5:1.

Inoltre le stesse hanno un rapporto maggiore, solitamente 2:1 o anche più, e il fotogramma risulta pertanto più "largo che alto".

Ad esempio ricordavo di avere letto che la fotocamera Widelux aveva un piano pellicola curvo e un obiettivo che ruotava durante l’esposizione, ciò consentiva di fare fotografie su pellicole 35 mm con un campo visivo di 140° e una proporzione di 2,4:1.

Le immagini  viste però, avevano le linee parallele che sembravano curvarsi verso l’esterno,  il costo di queste macchine per il mio modesto uso si rivelava esorbitante.

Il foro stenopeico utilizzato nelle foto a corredo, su pellicola da 120, mi ha consentito di fotografare con l’assoluta libertà di includere e di ritrarre in un’unica soluzione, quello che mi ispirava, senza quindi pensare al dopo, evitandomi così il noioso lavoro successivo di bricolage che a volte mi dissuadeva nello scatto.

                                                                           buco2 buco3 buco4

Il mio intento è stato ancora una volta quello di gustare il momento della ripresa, intesa nel senso più antico della parola, in economia e con assoluta calma, senza cioè doversi preoccupare dei vari congegni elettronici di nuova generazione.

A me è bastato solo un cavalletto "in bolla", con sopra una macchina semplice, che non mi ha costretto a guardare dentro un mirino, e poi la certezza di poter scrivere con la luce uno straordinario spezzone di pellicola. Il successivo lavoro di sviluppo in camera oscura e la relativa stampa per contatto, rimangono a parer mio, ottimi succedanei dei più evoluti monitor di oggi, che anche se supportati dall’era digitale, fanno perdere il sapore della vecchia foto eseguita con elementi minimalisti.

La ricerca di spazio nel fotogramma, abbinato "alla magia" di fare un certo tipo di fotografia "all’antica ", mi ha spinto assieme all’inseparabile amico Silvio Colombo, a costruire una fotocamera panoramica che accoglie comodamente rulli da 120 e 220, ottenendo fotogrammi alti 6 cm., larghi 18 cm. e all’occorrenza, anche di più.

 

D’obbligo, per tali immagini come già detto è l’uso del foro stenopeico.

Già in passato, infatti, avevamo collaudato l’affascinante estrema originalità di tale sistema elementare per produrre immagini di pregio, anche grandangolari e non soggette quindi ad aberrazioni ottiche. Le conseguenti immagini leggermente sfuocate ma leggibili da zero all’infinito sono la prerogativa principale di tale tecnica, che consente perfette rese prospettiche senza alcuna distorsione e tanto ricercate dagli estimatori di questo genere di fotografia.

Il piccolo foro applicato nella realizzazione di una semplice fotocamera panoramica, ci ha permesso, ancora una volta , di cimentarci nella realizzazione di un prototipo semplice e allo stesso tempo funzionale, riportando l’immagine ai suoi valori fondamentali e riscoprendo attimi e percorsi che sono ben lontani dalla fretta e dal consumismo cui purtroppo siamo oggi abituati.

Tale sistema è il più elementare strumento, per produrre immagini. Ricordiamo che il foro, a parità di focale, copre formati di pellicola di maggior dimensione, cosa che permette la costruzione di super grandangolari. In altre parole con un foro da 0,4 mm. e una distanza foro pellicola di 125 mm. si otterrà un cerchio di copertura di 437 mm. che copre abbondantemente un formato pellicola di 28x35 cm. f/308.

Con un foro di 0,7 mm. e una distanza foro pellicola di 380mm. il cerchio di copertura sarà di 1330 mm. che coprirà comodamente il formato pellicola 75x110cm. f/581.

Questo tipo di fotocamera a foro stenopeico non presenta distorsioni dell’immagine, infatti, tutte le linee che nella realtà sono parallele, appaiono tali sulla pellicola a meno che intenzionalmente l’apparecchio venga inclinato.

 

Costruzione della fotocamera panoramica.

Come in altre costruzioni già presentate su " IL FOTOGRAFO", ricordiamo il numero di Marzo 2005, anche per la realizzazione della fotocamera panoramica stenopeica, abbiamo utilizzato il legno, esattamente dell’ottimo compensato marino da 1 centimetro e qualche particolare in alluminio unitamente al colore nero opaco per oscurare la nostra piccola camera oscura, che è appunto la fotocamera.

La stessa è composta sostanzialmente da un corpo mobile e da uno fisso ancorato sul cavalletto.

                              buco5 buco6 buco7

 

La parte del corpo mobile, una volta sganciata dalle chiusure di sicurezza, sfilandosi dal suo contenitore a doppia battuta, rivela la costruzione di un percorso obbligato e guidato a forma di semicerchio, circa 180° , chiamato piano pellicola, che consente alla stessa di scorrere proprio davanti al foro stenopeico che misura 0,4 decimi di millimetro: la singolare ottica della nostra fotocamera panoramica.

La distanza tra piano pellicola e foro stenopeico è di 100 millimetri e pertanto la sua lunghezza focale si ricava facilmente così: 100 millimetri: 0,4= f/250

Con pellicola da 100 iso/21° ed una coppia tempo diaframma 1/30 f/8 esporremo per 30secondi.

Le manopole di alluminio poste sopra l’involucro - parte mobile -, guidate da molle di ritegno, consentono al loro interno di far girare nello stesso senso, due perni guidati uno per lato, assicurando così al rocchetto porta film di frizionare giustamente senza consentire alla pellicola stessa di accartocciarsi o allentarsi.

L’ottica della nostra fotocamera - il foro stenopeico -, è stata realizzata forando con un ago dalla dimensione nota, un sottile foglio di ottone comunemente chiamato "carta di spagna", prestando molta attenzione nella lavorazione affinché lo stesso foro risulti privo di sbavature.

buco8

 

Alloggiata dentro un vano quadrato scorrendo al suo interno, azionata dall’operatore, si è ricavata una serranda di alluminio. La stessa, slittando su apposite fresature,  permette il funzionamento come otturatore manuale e assicura nel contempo una valida protezione contro le aperture accidentali che in simili circostanze, sono sempre in agguato.

Sul retro della fotocamera è stata realizzata una finestrella tonda, in modo da consentire la visione dei numeri di riferimento dei fotogrammi impressionabili, che per il formato pellicola da 120 da noi usato sono : 1-3-5-7.

                                                             buco9 buco10

Possiamo affermare che oggi il fotografo amatore con il suo bagaglio di passione e professionalità, sempre più bombardato dalla nuova tecnologia, ha perduto quella calma, riflessione e voglia di fare che questo tipo di arte propone ancora a distanza di secoli.

Solo ritornando alle origini, possiamo dimostrare che la tecnologia - quella vera -, non ha età, in quanto permette la realizzazione di immagini uniche nel loro genere.

Usando questi antichi sistemi di ripresa, si avverte sin da subito la consapevolezza di essere liberi da schemi soprattutto tecnologici e le immagini ottenute e presentate ne sono la prova.

Le lunghe pose che comportano l’uso del foro stenopeico, sono l’unico elemento a sfavore di tale tecnica ma, il tempo perso per la realizzazione del lavoro, è ripagato dalla originale e antica bellezza delle immagini ritratte.

Parco Villa Mirabello
Chiostro Santa Caterina
Piazzeta Funicolare Sacro Monte
Giardini Estensi Varese
Percorso vita Gavirate
Giardino Villa Toeplitz
Dai binari della stazione
Chiesetta Santa Maria
Castiglione olona
Lavena Ponte Tresa
Arcisate i Dovesi
Il ponte di Sesto Calende
Oltre le FS di varese
Fontana Villa Toeplitz
Dal ponte di via magenta
Passaggio Italia Svizzera Lavena Ponte Tresa
01/16 
start stop bwd fwd

 

 

Pubblicato su : Il Fotografo mese Gennaio 2006