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di Gino Mazzanobile ©-2015

 

Era la fine del mese di settembre 2014; ricordo quella mattina in modo particolare:  avevo in mente di riordinare quelle che definisco le mie cose fotografiche un po’ sparse per casa. Difatti spesso capita di essere alle prese con una progetto e quasi per incantesimo sopraggiunge un altro.  Per chi mi conosce appaio un soggetto poco ordinato, tuttavia in quel piccolo “caos” dove sguazzo come un pesce, spesso mi ritrovo a progettare e a dare un senso alla disperata voglia di avventura nel mondo della fotografia.

Al punto in cui mi ritrovo e per come si evince dai molti articoli stilati e proposti, ho cercato di apportare in quello che amo definire “straordinario mondo della ripresa fotografica”, piccole ingegnosità personali: ho realizzato diverse apparecchiature idonee alla cattura della luce senza per questo motivo ricorrere a sofisticati congegni che si possono trovare belli e pronti. Quando l’amore per qualcosa riesce a suscitare “emozioni” , queste secondo una mia teoria, vanno assecondate fino al punto di mettersi in discussione e provare quantomeno a sé stessi che una idea anche se all’apparenza “bizzarra” può funzionare a patto che vengano rispettati i canoni e quelle che delimito “regole del gioco”.

Da poco avevo ultimato delle riprese effettuate con pellicola diapositiva 135mm. ai nostri giorni caduta in disgrazia anche per l’avvento del digitale, tuttavia per chi volesse ad esempio avere dei riscontri oggettivi circa il buon funzionamento della propria fotocamera analogica, sappia che la diapositiva è l’unico mezzo attraverso il quale si ha il completo controllo della parte espositiva della fotocamera e delle ottiche a corredo. In parole povere la diapositiva non ammettendo errori di tipo ( esposimetrico ) appunto,  rimane un punto fisso; le immagini finali devono essere corrette.

Le slide, in bianco e nero o a colori, si possono ottenere sia direttamente, usando un materiale che produce un'immagine positiva (ad esempio una pellicola invertibile oppure un materiale a distruzione di coloranti come l’Ilfochrome), sia stampando un negativo a colori su pellicola negativa a colori.

Per quanto concerne la pellicola invertibile, attualmente stanno riapparendo pellicole di vario tipo, la mia scelta si è orientata sulla Pellicola - Invertibile FOMAPAN R -  che avevo ultimato di testare proprio per la FOMA.  Riesumati i “pergamini” dove conservo le pellicole invertibili (diapositive), ho individuato alcune immagini che ho voluto prontamente testare e documentare in maniera inusuale: una sorta di mix tra la fine dell’800 e i giorni nostri.

Ricordai sul momento una mail ricevuta parecchio tempo fa da Ileano da Salerno che mi colpì particolarmente; lo stesso mi chiedeva qualche dritta e una guida circa l’uso delle pellicole in generale, e come se non bastasse, come  poter impiegare una negativa col procedimento al collodio umido.

Da quella data ho accantonato il progetto per qualche tempo. Troppe varianti e variabili da annotare, testare e sperimentare. La ripresa al collodio umido per i non addetti ai lavori è già ostica di suo; non si conosce la sensibilità delle ricette in termini di ASA, non si può usare alcun esposimetro esterno, la tempistica della ripresa si gestisce attraverso prove su prove e sperimentazioni; non ultimo trovare la giusta combinazione di collodio - chimica per il supporto che si intende utilizzare (vetro, alluminio e plexy) materiali che utilizzo per i miei lavori per la tecnica Wet Plate Collodion.   Non mi lascio mai condizionare dalla fretta che è cattiva consigliera, tuttavia il progetto si presentava molto interessante in quanto lo stesso esige una buona conoscenza della camera oscura, dell’uso dell’ingranditore, delle tecniche di mascheratura e bruciatura insomma una sorta di ritorno al mio primo amore: la stampa. 

gino  camera oscura 72dpi   

- esempio di stampa su carta argentica in camera oscura -

 

Con una diapositiva si ha un buon punto di partenza propriamente in “positivo” ; perché non impiegare la stessa uniformemente alla formazione di immagini ambrotipiche o addirittura tintype? Coniugare il pezzo di pellicola e riprodurre la stessa attraverso il sorprendente procedimento del collodio umido credetemi vi sbalordirà.

Possiamo affermare che oggi il fotografo amatore con il suo bagaglio di passione e professionalità, sempre più bombardato dalla nuove tecnologie digitali, ha perduto quella calma, quella riflessione, voglia di fare e di sperimentare che la fotografia prospetta a distanza di circa 150 anni dalla sua scoperta.

Solo ritornando alle origini e sperimentando per pura passione, possiamo dimostrare che la tecnologia - quella vera - anche se vetusta, non ha età, in quanto permette la realizzazione di immagini uniche nel loro genere.

 

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- colatura della lastra -

 

Usando antichi sistemi di sviluppo e ripresa, si avverte sin da subito la consapevolezza di essere liberi da schemi particolarmente tecnologici e le immagini ottenute e presentate sono la prova.

Le lunghe pose richieste unitamente al rituale proprio di alcuni procedimenti antichi tipo il Wet Plate Collodion, sono l’unico elemento a sfavore di tali tecniche ma, il tempo (perso)  per la realizzazione dell’ attività di sperimentazione, è ripagato dalla originale e antica bellezza delle immagini conquistate.

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- diaposite in striscia in attesa di lavorazione al collodio -

 

La riproduzione di un fotogramma di pellicola invertibile cioè di una diapositiva per ingrandimento al fine di ottenere un ambrotipo o un tintype o addirittura un plexitype funziona così:

 

       - Porre nell’ingranditore il fotogramma pulito e privo di fastidiosi corpi estranei se fossero presenti.

       - Eseguire una messa a fuoco di massima e stabilire il fattore di ingrandimento che si desidera ottenere unitamente al taglio  e   alla composizione dell’immagine; con il focometro eseguire una messa a fuoco perfetta.

       -   Stabilire il tempo di esposizione e il diaframma per quella immagine.

      - Rivestire con il collodio per colatura la lastra come di consueto, dopo qualche secondo inserire la stessa nel nitrato  d’argento per la sensibilizzazione.

       -  In luce inattinica posizionare la lastra sotto l’ingranditore e avviare il timer per l’esposizione.

       -  Sviluppare la lastra con la chimica dello sviluppo per positivi al solfato ferroso.

       -  Lavare e sciacquare la lastra come di consueto.

      -  Fissaggio della lastra. 

       - Lavaggio, asciugatura finale, varnisch.

 

 

Buona visione.

piazza montegrappa dia copia

- Piazza Montegrappa Varese: ambrotipia su vetro chiaro da diapositiva - 

madonnina dia copia 

- tintype da diapositiva -

 

 

 

DIA-plexitype