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 di Gino Mazzanobile & Stefano Fedele

 

“Dico che, se una faccia d'uno edifizio o altra piazza o campagna che sia illuminata dal sole, arà al suo opposto un'abitazione, e in quella faccia che non vede il sole sia fatto uno spiraculo rotondo, che tutte le alluminate cose manderanno la loro similitudine per detto spiraculo e appariranno dentro all'abitazione nella contraria faccia, la quale vol essere bianca, e saranno lì appunto e sottosopra, e se per molti lochi di detta faccia facessi simili busi, simile effetto sarebbe per ciascuno”.
Leonardo da Vinci.

Le attuali macchine stenopeiche o a piccolo foro, traggono origine dalla medievale “camera obscura”, strumento di supporto per evidenziare e registrare minuziosamente su tela la prospettiva ed i profili degli edifici urbani, utilizzata nel Seicento ed in particolare nel Settecento da un’infinita schiera di pittori europei più o meno famosi (Canaletto, Guardi, Vermeer...) nella realizzazione delle loro “vedute” o, secondo i manuali dell’epoca, per fissare i “points de vue”.

Nel corso del Cinquecento, Seicento e Settecento diverse furono le soluzioni proposte agli artisti e ai pittori per la costruzione di una “camera obscura”: dalle portantine alle carrozze foderate, dalle tende da campo ai box di varie forme e di dimensioni più contenute, fino alle scatole portatili o da tavolo provviste di lenti frontali e di specchi. La prima descrizione per l’impiego della camera oscura al fine di ottenere un disegno preciso appartiene a Giovanni Della Porta nel "Magiae Nauralis Libri Quatuor" del 1558.

 

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Seguirono nel tempo perfezionamenti sostanziali alla “camera obscura”, che sono alla base dei principi costruttivi delle fotocamere attuali.

 

-Girolamo Cardano (De subtilitate, 1550) e Daniele Barbaro (La pratica della perspettiva, 1568) realizzarono progetti ottici inserendo il primo una lente biconvessa, il secondo più lenti di dimensioni diverse, inoltre un diaframma per una maggiore nitidezza.
-Ignazio Danti (La prospettiva di Euclide, 1573) realizzò uno specchio concavo per raddrizzare le immagini
-Johan Zahn (Oculus artificialis teledioptricus, 1685) realizzò la camera oscura “reflex” con specchio interno a 45°, con riflessione della scena sul piano da disegno, su progetto di Johann Christoph Sturm.
-Kaspar Schott ideò e realizzò il progenitore dell'obiettivo (Magia optica, 1657),  una camera oscura composta da cassette scorrevoli per mettere a fuoco le lenti.

 

Nel Seicento, la pratica della camera oscura si diffuse soprattutto perché divenne portatile e adattabile alle esigenze personali:

-a forma di tenda (Keplero, 1620), con doppie pareti e due fori (Athanasius Kircher, 1646),


-a forma di scatola tipo reflex Oohan Zahn, 1685),


-a forma di portantina (S'Gravesande, 1711),


-reflex a forma di tavolo e con messa a fuoco telescopica (Georg Brander, 1769).

 

Ando Gilardi puntualizza:

 

“Nel Trattato ‘Osteographia’ di William Cheselden, del 1733, troviamo la migliore illustrazione di camera oscura che si conosca. Lo strumento è stato rappresentato dall'autore a garanzia della precisione con cui sono state eseguite le incisioni delle ossa che illustrano l’opera. Questa camera obscura, naturalmente provvista di lente, è di lunghissimo fuoco: la distanza del soggetto dalla lente corrisponde a quella della lente dall’immagine, per un rapporto di ingrandimento da uno-a-uno: quello che rende trascurabili le deformazioni”.

 

Camera obscura a portantina del '700

 

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Kaspar Shott & Gino Mazzanobile

 

Le fotocamere a cassette scorrevoli non sono altro che la camera oscura di Kaspar Schott (realizzata nel 1657), modificate per accogliere un supporto sensibile al posto del vetro su cui viene proiettata l'mmagine. Le due cassette, scorrevoli una dentro l'altra, permettono di variare la distanza fra la lente e il piano su cui si forma l'immagine, e quindi di mettere a fuoco.

 

Gino Mazzanobile, da vero viaggiatore nel tempo della fotografia, ha realizzato una camera obscura che riproduce questi concetti, in questo documento ve la presentiamo, con dati costruttivi, immagini e riproduzioni con l'antica tecnica del ricalco, su carta sovrapposta allo schermo di visualizzazione, realizzate sul campo con carta e matita. Ogni seduta di ripresa/riproduzione è un affascinante viaggio indietro nel tempo, di Gino Mazzanobile, appassionato ri-scopritore di queste antiche tecniche.

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Camera obscura a cassetti scorrevoli, realizzata secondo il principio di messa a fuoco di Kaspar Shott.

 

realizzazione della camera obscura di Gino Mazzanobile

 

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